Se ricordi la “Legge dei Rendimenti Decrescenti”, sai che aggiungere risorse all’infinito non funziona. Se continui a mettere contadini in un campo, prima o poi la produzione si ferma. Secondo questa logica, la crescita economica dovrebbe arrestarsi per sempre una volta che abbiamo usato tutte le terre e tutti i lavoratori disponibili. Saremmo condannati alla stagnazione. Eppure, se guardi il grafico del PIL mondiale degli ultimi 200 anni, vedi una linea che schizza verso l’alto come un razzo. Come è possibile?

La risposta è una sola: l’Innovazione Tecnologica. In microeconomia, la tecnologia non è solo “computer e robot”. È qualsiasi miglioramento nel modo in cui combiniamo gli input per ottenere output. È l’ingrediente segreto che sposta la Frontiera delle Possibilità Produttive verso l’esterno. Mentre il capitale (macchine) e il lavoro (uomini) soffrono di rendimenti decrescenti, la conoscenza ha una proprietà unica: è cumulativa e non rivale. Se uso la tua idea, non la tolgo a te. Anzi, la moltiplico.
INDICE
Solow e il Motore della Crescita
Il premio Nobel Robert Solow (che abbiamo citato parlando di Cobb-Douglas) dimostrò matematicamente che l’accumulo di capitale da solo non basta a creare crescita nel lungo periodo. Se compri solo più macchinari identici, prima o poi il loro rendimento crollerà. La crescita sostenuta è possibile solo grazie al Progresso Tecnico (spesso indicato con la lettera $A$ nelle funzioni di produzione).
L’innovazione agisce come un moltiplicatore. Immagina un contadino col suo trattore. Se gli dai un secondo trattore, non se ne fa nulla (ne può guidare solo uno alla volta). Ma se inventi il GPS per l’agricoltura di precisione, lo stesso contadino, con lo stesso trattore, produrrà il 20% in più consumando meno risorse. La tecnologia non aggiunge “cose”, ma rende le “cose” esistenti incredibilmente più potenti. È l’unica via per sfuggire alla trappola della scarsità.
Schumpeter e la Distruzione Creatrice
Ma l’innovazione non è un pranzo di gala. L’economista austriaco Joseph Schumpeter la descrisse con un termine potente e inquietante: Distruzione Creatrice. Secondo Schumpeter, il capitalismo non cresce in modo graduale, ma attraverso scossoni violenti. Il nuovo non si limita ad aggiungersi al vecchio; lo uccide.
L’automobile non ha affiancato la carrozza a cavalli; l’ha resa obsoleta, mandando in bancarotta maniscalchi e allevatori. Netflix non ha coabitato con Blockbuster; lo ha cancellato. Questo processo è doloroso nel breve periodo (perdita di posti di lavoro nei settori vecchi), ma è vitale nel lungo periodo. Senza la morte delle vecchie tecnologie inefficienti, le risorse (capitale e lavoro) resterebbero intrappolate nel passato. L’imprenditore innovatore è l’eroe che ha il coraggio di distruggere lo status quo per creare valore superiore.
🌍 Esempi nella Realtà: La Legge di Moore
L’esempio più sbalorditivo di innovazione che batte i rendimenti decrescenti è la Legge di Moore. Nel 1965, Gordon Moore (cofondatore di Intel) predisse che il numero di transistor in un microchip sarebbe raddoppiato ogni due anni circa, a parità di costo.
Secondo la fisica classica, stipare più componenti in uno spazio minuscolo dovrebbe diventare sempre più difficile e costoso (rendimenti decrescenti). Invece, per oltre 50 anni, l’industria dei semiconduttori ha mantenuto quella promessa folle.
Il risultato? Lo smartphone che hai in tasca oggi ha una potenza di calcolo milioni di volte superiore al computer che portò l’uomo sulla Luna, e costa una frazione. Se l’industria automobilistica avesse seguito la stessa curva di innovazione dei computer, oggi una Rolls Royce costerebbe 50 centesimi e farebbe un milione di chilometri con un litro di benzina. È la prova che quando la conoscenza si applica alla materia, i limiti fisici diventano molto più elastici.
📜 Trafiletto di Storia
Joseph Schumpeter era un personaggio eccentrico e ambizioso. Era solito dire che nella vita aveva tre obiettivi: essere il più grande amante di Vienna, il più grande cavallerizzo d’Austria e il più grande economista del mondo. Anni dopo, con la sua tipica ironia, confessò: “Ho raggiunto due dei miei obiettivi, ma purtroppo non vado più a cavallo come una volta”. Questa battuta nascondeva la sua profonda convinzione di essere l’unico vero rivale intellettuale di John Maynard Keynes.
2 risposte
Ti segnalo un testo molto interessante che sostiene la tesi economica esattamente opposta alla tua :””La delusione tecnologica. I rendimenti decrescenri della tecnologia e la crisi della crescita economica”. di Orio GIARDINI e Henri LOUBERGE’, entrambi noti economisti, il secondo ancora vivente. Il volume è stato pubblicato in Biblioteca EST-Edizioni scientifiche e tecniche Mondadori. 1978. Lo lessi una trentina di anni fa, poi l’ho riguardato quando si è iniziato a parlare di decrescita. Non entro nel merito, non avendo le competenze matematiche ed economiche per confutare l’una o l’altra teoria, mi limito ad osservare come la tecnologia abbia quasi sempre effetti collaterali che prima o poi presentano il conto: il caso più evidente è quello delle plastiche che se è vero che ci hanno reso la vita molto comoda ed hanno reso possibile enormi guadagni in moltissimi settori produttivi, hanno altresì alterato in modo probabilmente irreversibile l’acqua, la terra e l’aria, con effetti non ancora chiari sulla salute degli esseri viventi. Anche in agricoltura la maggior resa unitaria della terra ha reso più vulnerabili le monoculture, costringendo all’uso intensivo di prodotti nocivi per l’uomo ma anche, in qualche caso, per le stesse coltivazioni (Xilella). Inoltre, quanto più una tecnologia è sofisticata, tanto più sarà monopolizzata affinché la rarità la renda più redditizia,, come è accaduto per la proprietà delle sementi selezionate.
Ciao Giampiero!
Grazie per questa segnalazione preziosa. Il testo che citi (di Orio Giardini e Henri Louberge) tocca uno dei nodi storici e filosofici più affascinanti del pensiero economico: il lato oscuro e i limiti ecologici del progresso.
La tesi della “delusione tecnologica” e dei rendimenti decrescenti applicati alle risorse naturali coglie un punto reale e cruciale che non va mai nascosto: l’innovazione non è un pranzo di gala e, come giustamente fai notare con gli esempi della plastica o dell’agricoltura intensiva, porta spesso con sé esternalità negative pesantissime, alterazioni ambientali e una concentrazione di potere economico (come nel caso delle sementi monopolizzate).
Va anche ricordato, d’altra parte, che l’enorme aumento della popolazione mondiale negli ultimi secoli è avvenuto proprio grazie a quell’impennata della produttività e della tecnologia che ha permesso di sfamare miliardi di persone, e la stessa legge dei rendimenti decrescenti è parte integrante di questo processo evolutivo: ci costringe a innovare proprio quando le vecchie risorse iniziano a scarseggiare. Tuttavia, come ogni cosa positiva, anche il progresso ha i suoi lati oscuri.
Il nocciolo della questione economica sta nel capire quale scarsità riusciamo a superare. Mentre la natura ha limiti fisici evidenti (la terra, l’acqua, i materiali), la conoscenza e l’efficienza d’uso (la tecnologia nel senso di Solow) godono di proprietà uniche: sono cumulative e non rivali. Il problema storico e contemporaneo non è l’assenza di limiti, ma la tendenza del sistema a scaricare i costi ambientali e sociali sul “fuori bilancio” collettivo (il pianeta, la salute), proprio mentre inventa modi per estrarre più valore da meno materia prima.
In fondo, è l’eterna tensione della “Distruzione Creatrice” di Schumpeter: ogni grande salto tecnologico risolve un problema antico ma ne spalanca di nuovi, altrettanto complessi. La sfida del nostro secolo non è negare i costi di cui parli, ma usare la stessa spinta innovativa per correggere le distorsioni che le vecchie tecnologie ci hanno lasciato in eredità.
Un caro saluto e a presto sul blog!