FORZA LAVORO, ATTIVI, OCCUPATI E DISOCCUPATI 

popolazione, forza lavoro, inattivi, occupati e disoccupati
tasso di attività
tasso di inattività
tasso di occupazione
tasso di disoccupazione

il tasso di disoccupazione viene calcolato come il rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro

In questo articolo parleremo dei concetti di popolazione, forza lavoro, attivi, inattivi, occupati e disoccupati e verranno chiariti i concetti di tasso di attività, inattività occupazione e disoccupazione.

POPOLAZIONE (P) 

Cominciamo dal concetto di popolazione.

Per popolazione di un paese intendiamo tutte le persone che sono residenti all’interno di un certo territorio.

Ad esempio la popolazione italiana è composta da tutte le persone che sono residenti in Italia, anche se non hanno una cittadinanza italiana.

Sicuramente la maggior parte della popolazione di una nazione è composta dagli individui che vivono in quella nazione e che hanno la nazionalità.

Giuridicamente  questo significa che posseggono dei documenti emessi dallo Stato che certificano l’appartenenza a quella nazione: carta di identità, codice fiscale, patente eccetera.

Nel caso dell’Italia parliamo di tutti i soggetti aventi una cittadinanza italiana.

Da tutti gli individui certificati dobbiamo sottrarre quei soggetti che per qualche motivo vivono ed hanno la residenza all’estero.

Ovvero nell’esempio italiano consideriamo solamente gli italiani cono residenti in Italia.

Dobbiamo inoltre aggiungere i soggetti di altri paesi che per qualche motivo vivono nel territorio 

Dunque possiamo considerare ad esempio spagnoli, ucraini e nigeriani che pur non avendo la cittadinanza italiana risiedono in Italia e hanno una residenza certificata ad esempio dal comune.

Notiamo quindi che in molti casi non è sempre facile definire il numero preciso di soggetti appartenenti ad una popolazione poiché c’è sempre una piccola parte che sfugge sempre al controllo.

Comunque sia nei paesi occidentali possiamo attenderci le stime degli istituti di statistica come abbastanza attendibili.

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FORZA LAVORO (L) E INATTIVI (I)

Gli elementi della popolazioni sono distinti in due grandi categorie: quelli appartenenti alla forza lavoro (L) e quelli inattivi (I).

Gli appartenenti alla forza lavoro (L) sono i soggetti con un’età compresa tra i 15 e i 75 anni che lavorano oppure sono in cerca di occupazione.

Mentre quelli inattivi (I) sono invece quei soggetti che sono fuori dal limite di età considerata (bambini sotto i 15 anni oppure anziano oltre i 75 anni) cui vanno aggiunti quei soggetti che non sono in cerca di occupazione.

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IL CASO DEGLI INATTIVI

A proposito degli inattivi spediamo due parole.

Queste persone pur essendo in età lavorativa non sono alla ricerca di un lavoro ed una mente sana potrebbe anche chiedersi il perché.

Potrebbe trattarsi semplicemente di studenti che quando finiscono le scuole superiori cominciano a studiare all’università e fanno dello studio la loro principale attività (magari svolgono qualche lavoretto in nero).

Poi abbiamo il caso di persone diversamente abili che sono impossibilitate a trovare un posto nel modo del lavoro.

Pensiamo inoltre ad individui come carcerati o rappresentanti della mala vita.

Ci sono i mantenuti (immagino pochi) che si fanno mantenere dal paparino o dal marito non necessitano di trovarsi un impiego.

Abbiamo poi il caso delle casalinghe che dedicano la loro giornata tipica ad occuparsi della casa.

Vi è poi un’ampia gamma di persone che lavorano in nero e tutti quelli che sono troppo scoraggiate dalle loro vicende per cercare un impiego e vivono di sussidi.

LA DIFFICILE RICERCA DEI DATI 

È bene fare alcune precisazioni in merito alle definizioni appena dette.

Quando gli istituti di statistica effettuano delle indagini per categorizzare un individuo ovviamente necessitano di prove sistematiche.

Solitamente il dato più significativo a tal proposito di un soggetto è sicuramente il suo codice fiscale.

A questo codice fiscale sono agganciate molte informazioni cui lo Stato può risalire in maniera più o meno semplice come ad esempio:

  • Età del soggetto
  • Residenza 
  • Stato lavorativo
  • Residenza
  • Conti correnti intestati
  • Proprietà possedute (come terreni, case auto)
  • Redditi percepiti 

Queste informazioni sono sparse in tanti database che sono più o meno interconnessi e sono controllati e accessibili da diversi rami dell’amministrazione.

Molto spesso queste informazioni sono discrepanti.

Ad esempio secondo alcuni database un soggetto potrebbe risultare residente Lombardia , mentre secondo altri in Piemonte.

Anche lo stato di lavoro effettivo di un soggetto non è sempre facilmente determinato poiché questo soggetto potrebbe lavorare in nero e dunque non risulta nessun contributo versato.

Mentre un altro soggetto potrebbe risultare avere un lavoro che non ha magari per coprire qualche atra attività.

Per esempio risulta lavorare part-time in una pizzeria quando il suo vero lavoro è fare massaggi a domicilio

(questi esempi vogliono essere semplici e simpatici, se non vi convincono provate voi stessi ad inventarli oppure a fare delle ricerche su internet circa i falsi contratti di lavoro)

FORZA LAVORO (L): OCCUPATI (N) E DISOCCUPATI (U)

All’interno della forza lavoro (L) possiamo distinguere ulteriormente due gruppi di persone: gli occupati (N) e i disoccupati (U).

Gli occupati (N) sono le persone che occupano una posizione lavorativa.

Tra questi sono compresi tutti gli individui che hanno svolto almeno un’ora lavorativa durante l’ultima settimana, ma anche quelli che sono assenti dal lavoro per non più di tre mesi (esempio ferie o malattia)

disoccupati (U) sono coloro che pur non lavorando sono in cerca di occupazione.

In particolare consideriamo tutti i soggetti che hanno effettuato una ricerca nelle ultime quattro settimane oppure inizieranno entro tre mesi e sono disposti lavorare entro le due settimane successive.

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TASSO DI ATTIVITÀ, INATTIVITÀ, OCCUPAZIONE E DISOCCUPAZIONE

Andiamo ora a vedere come calcolare il tasso di attività, occupazione disoccupazione e disoccupazione.

TASSO DI ATTIVITÀ 

Partiamo dal tasso di attività che è definito come il rapporto tra gli elementi della forza lavoro (L) e la popolazione di riferimento (P) 

$$ \text{T. DI ATTIVITÀ} = \frac{L}{P} $$

Al numeratore possiamo  riscrivere la forza lavoro (L) come la somma degli occupati (N) e dei disoccupati (U).

$$ L = N + U $$

Mentre al denominatore la popolazione può essere vista come la somma tra forza lavoro (L) e inattivi (I) 

$$ P = L + I $$

Quindi possiamo anche scrivere:

$$ \text{T. DI ATTIVITÀ} = \frac{L}{P} = \frac{N + U}{L + I} $$

Per lo stesso ragionamento del primo numeratore potremmo anche scrivere:

$$ \text{T. DI ATTIVITÀ} = \frac{L}{P} = \frac{N + U}{L + I} = \frac{N + U}{N + U + I} $$

La forza lavoro al primo numeratore può essere anche riscritta come la differenza tra la popolazione (P) e gli inattivi

$$ \text{T. DI ATTIVITÀ} = \frac{L}{P} = \frac{P – I}{P} $$

Per cui potremmo anche arrivare a scrivere il tasso di attività anche nei seguenti modi

$$ \text{T. DI ATTIVITÀ} = \frac{L}{P} = \frac{P – I}{P} = 1 – \frac{I}{P} = \frac{L}{L + I} $$

Tenete a riferimento il primo modo perché da quello attraverso delle semplici relazioni potete ricavare tutti i restanti modi.

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TASSO DI INATTIVITÀ 

Il tasso di inattività è il rapporto tra il numero degli inattivi (I) e la popolazione di riferimento (P).

$$ \text{T. DI INATTIVITÀ} = \frac{I}{P} $$

Per i ragionamenti visti sopra possiamo anche scrivere:

$$ \text{T. DI INATTIVITÀ} = \frac{I}{P} = \frac{I}{L + I} = \frac{I}{N + U + I} $$

Leggendo i dati per differenza, ovvero vedendo la popolazione inattiva (I) come la differenza tra l’intera popolazione (P) e la popolazione della forza lavoro (L) possiamo giungere alla scrittura:

$$ \text{T. DI INATTIVITÀ} = \frac{I}{P} = \frac{P – L}{P} = 1 – \frac{L}{P} $$

 che ci porta a concludere che il tasso di inattività è esattamente il complementare del tasso di attività

$$ \text{T. DI INATTIVITÀ} = \frac{I}{P} = \frac{P – L}{P} = 1 – \text{T. DI ATTIVITÀ} $$

Dunque se ad esempio il tasso di attività è del 70% questo significa che il tasso di inattività deve essere per forza il 30%.

Chiaramente esisterebbero altri simpatici modi di esprimere questi dati ma per ora fermiamoci qui

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TASSO DI OCCUPAZIONE

Definiamo il tasso di occupazione come il rapporto tra il numero di occupati (N) e la popolazione totale (P) 

$$ \text{T. DI OCCUPAZIONE} = \frac{N}{P} $$

Usando un po’ di fantasia (sulla base delle definizioni iniziali) possiamo arrivare anche a queste altre scritture

$$ \text{T. DI OCCUPAZIONE} = \frac{N}{P} = \frac{L – U}{L + I} = \frac{P – (I + U)}{N + U + I} $$

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TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione indica il rapporto tra il numero di disoccupati (U) e la forza lavoro (L).

$$ \text{T. DI DISOCCUPAZIONE} = \frac{U}{L} $$

Attenzione!!! Ripetiamo che al denominatore abbiamo la forza lavoro (L) e non la popolazione (P).

In modo analogo agli altri indici identifichiamo altri modi di scrittura

$$ \text{T. DI DISOCCUPAZIONE} = \frac{U}{L} = \frac{L – N}{L} = 1 – \frac{N}{L} = \frac{P – (I + N)}{P – I} $$

Il tasso di disoccupazione è l’indicatore più studiato dai macroeconomisti.

Possiamo immaginare che all’interno di questa categoria abbiamo delle lotte intestine che si possono comprendere ad esempio tentando di rispondere alle seguenti domande.

Non sarebbe più corretto definire il tasso di disoccupazione come il rapporto tra i disoccupati e la popolazione?

Perché si guarda più al tasso di disoccupazione rispetto al tasso di inattività?

Come mai il tasso di occupazione non viene rapportato alla forza lavoro anziché alla popolazione?

Non dovremo calcolare questi rapporti rispetto solamente alla popolazione in età lavorativa (esclusi dunque bambini e anziani)?

Viste dall’esterno queste possono essere delle domande alquanto banali.

Ma vi garantisco che quando si lavora tutto il giorno con i numeri e si devono cercare delle relazioni tra le variabili in gioco al fine di costruire dei modelli matematici che possano tentare di prevedere le situazioni future le cose sono molto diverse.

Questo vale soprattutto nella politica, dove il guardare alcuni indicatori a scapito di altri potrebbe significare aver fatto bene oppure male (dunque vincere o perdere le elezioni).

È come se stessimo giocando una partita di calcio ma il risultato finale potrebbe essere diverso a seconda dei dati che si guardano al loro modo di costruirli.

Comunque sia non è certamente mia intenzione scatenare guerre ma solamente porre all’attenzione del lettore che leggendo i dati in maniera diversa si possono trovare soluzioni latenti a grandi problemi.

Detto ciò, non essendo un macroeconomista nel senso puro, tenderò a seguire le orme di chi ha già lavorato arduamente su questi temi limitandomi a presentare nel modo più semplice possibile i dati, i calcoli e i ragionamenti seguiti.

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ESEMPIO NUMERICO (1) – TASSI DI ATTIVITÀ , INATTIVITÀ , OCCUPAZIONE E DISOCCUPAZIONE

Per chiarire meglio i concetti appena visti 

In Italia ci sono 100 abitanti di cui 80 in età lavorativa.

Di questi ultimi 50 lavorano a tempo stabile, mentre 20 sono in cerca di occupazione.

Determina i tassi di attività, inattività, occupazione e disoccupazione.

SVOLGIMENTO 

Riportiamo sotto i dati del problema nel nostro schema affiancando le formule.

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Andiamo ora a calcolare i dati che ci vengono richiesti usando le formule principali:

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TASSO DI OCCUPAZIONE ITALIA VS EUROPA (2008 – 2020) 

Nel grafico sotto mostriamo l’andamento dei tassi di occupazione europea ed italiano dal 2008 fino al 2020.

Come possiamo facilmente notare quello medio dell’Unione europea risulta più alto rispetto a quello italiano di circa 6-8 punti percentuali.

Possiamo anche intuire come questo indicatore non abbia subito fortissime variazioni lungo tutto il periodo.

L’Europa viaggia su una media di periodo del 65-66%, mentre l’Italia attorno al 57-58%

In questo senso il tasso di occupazione potrebbe essere quasi considerato come una caratteristica strutturale di una nazione.

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OCCUPATI, DISOCCUPATI E INATTIVI IN ITALIA SULLA POPOLAZIONE (2008-2020) 

Ancora nella tabella sotto mostriamo nello stesso periodo per l’Italia l’incidenza percentuale degli occupati, disoccupati e inattivi sull’intera popolazione.

La situazione sembra avere la maggiore evidenza di cambiamento nella fascia gialla centrale che riguarda l’incidenza della disoccupazione sulla popolazione (attenzione non il tasso di disoccupazione)

Questo indicatore tocca il suo massimo attorno al 2014 dove in generale la quota di dicoccupati raggiunge il suo picco arrivando all’8,2%

PICCOLA DIGRESSIONE SEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Se volessimo per quell’anno calcolare il tasso di disoccupazione per l’anno 2014 dovremmo fare il rapporto tra questa percentuale e la quota di forza lavoro data dalla somma del 55,7% e l’8,2% appunto 

$$ \text{T. DIS} (2014) = \frac{8,2\%}{55,7\% + 8,2\%} = 12,83\% $$

Forse proprio questo dato ci può suggerire il perché i macroeconomisti guardano in modo forte al tasso di disoccupazione.

La motivazione forse risiede nel fatto che le percentuali indicate sono più impattanti rispetto al rapporto tra il tasso di disoccupazione sulla popolazione.

Forse i macroeconomisti  vedono nella forza lavoro l’unica macchina o meglio l’unico motore che può aumentare il PIL nazionale.

Questo motore è composta di due parti: una che sono gli occupati che fanno girare il motore e l’altra che pur non facendolo girare è disposto ed è pronto a farlo girare.

Chi non fa parte di questa macchina (inattivi) non può apportare nessun miglioramento del reddito.

Dunque il tasso di disoccupazione rappresenta quella percentuale del motore che non sta girando ma potrebbe girare.

È come se fosse una energia latente che non si vede: rappresenta quella parte di energia che potrebbe rendere la macchina al suo stato di rendimento del 100%.

In fisica sappiamo che il rendimento di una macchina calorica non potrà mai essere del 100% perché esiste sempre una parte di energia che tende a disperdersi.

In questo senso anche i macroeconomisti parlano di disoccupazione strutturale o disoccupazione naturaleche potrebbe rappresentare quella quota di motore che naturalmente si disperde sulla base delle caratteristiche di una nazione.

Ovviamente la cosa potrebbe essere più complicata di quello che sembra.

Infatti dobbiamo considerare che vi sono alcuni lavoratori che preferiscono  (o sono costretti) a lavorare in nero: magari perché più redditizio o magari perché l’unica loro scelta di sopravvivenza.

Alcuni sono disoccupati in modo volontario perché sanno che dai sussidi o dalla paga di disoccupazione o dal reddito di cittadinanza potrebbero trarre maggior benessere.

Credo comunque che la maggior parte sia disoccupato poiché non riesce proprio a trovare il posto di lavoro con cause che potrebbero essere molto diverse.

Magari non hanno abbastanza esperienza o competenza nel mestiere, non hanno un titolo di studio adeguato, non sono al posto giusto al momento giusto, hanno abilità che non sono notate o richieste.

Insomma i motivi sono tanti ma quando guardiamo ai dati ufficiali guardiamo anche a come sono raccolti questi dati ufficiali che dipendono da documenti, contratti, fonti in genere attendibili per legge.

TASSI DI DISOCCUPAZIONE NEI PAESI EUROPEI NEL 2018

Nell’istogramma sotto mostriamo i tassi di disoccupazione europei nell’aprile del 2018.

I paesi più virtuosi sono Repubblica Ceca (2,3%), Germania (3,4%) e Ungheria (3,7%).

Al centro troviamo Danimarca, Lussemburgo, Irlanda Slovenia e Belgio con un tasso di disoccupazione compreso tra il 5 e il 6%.

I paesi peggiori sono Italia (11%), Spagna (16%) e Grecia (20,2%). 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN EUROPA (2014) 

Un anno molto particolare che è stato “esaltato” per i picchi disoccupazione ed in particolare per il problema della disoccupazione giovanile è stato in Europa certamente il 2014.

La disoccupazione dei giovani (sotto i trent’anni) ha raggiunto livelli record in Spagna (51%), in Grecia (51%), in Croazia (45%) ed in Italia (42%) dove in media quasi un giovane su due non lavorava ed era in cerca di occupazione.

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DISOCCUPAZIONE ITALIA VS EUROPA

Ancora sotto mostriamo l’andamento del tasso di disoccupazione italiano confrontato con quello europeo nel periodo tra il 2008 e il 2021.

Possiamo subito notare come le due variabili si siano mosse quasi perfettamente in sintonia(con l’Italia mediamente sopra di mezzo punto percentuale).

L’altro fenomeno appariscente è la continua salita dal 2009 alla fine del 2013 dove il tasso di disoccupazione è passato dal 7% al 12% in Italia.

La crisi economica in particolare è partita dalla crisi dei mutui subprime del 2008.

Dopo quel picco a partire proprio dal 2014 la disoccupazione è scesa costante fino al 2020 a livelli addirittura inferiori rispetto a quelli prima della crisi.

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CAMBIAMENTI DELLA POPOLAZIONE NEL TEMPO

Abbiamo già detto di quanto non sia facile monitorare sempre in maniera vigile tutti i cambiamenti che interessano la prolazione.

Quest’ultima infatti è in costante evoluzione così come lo sono le sue componenti.

In generale i mutamenti che subisce una popolazione sono in sintonia con il ciclo della vita: si nasce, si cresce e poi muore.

Ad esempio ad un certo punto i bambini crescono e cominciano a diventare ragazzi, dunque entrano nella popolazione in età lavorativa.

Potrebbe essere che trovino subito un lavoro quindi entrano direttamente nella forza lavoro come occupati

Oppure si mettono a disposizione per un lavoro iscrivendosi ad un’agenzia per il lavoro, perciò entrano si nella forza lavoro ma come disoccupati.

In alternativa potrebbero decidere di dedicarsi a tempo pieno agli studi per cui risulteranno inattivi.

Non infrequenti risultano poi i cambiamenti che vi sono all’interno della popolazione in età lavorativa.

Possiamo avere soggetti che da disoccupati diventano occupati oppure in tempi di crisi economica occupati che diventano disoccupati.

Poi ci sono quegli inattivi che da un momento all’altro possono direttamente entrare nel mondo dell’occupazione oppure viceversa.

A mano a mano che le persone invecchiano entrano inevitabilmente (se non muoiono prima) in quella fascia di età per cui saranno definitivamente espulsi da tutto il mondo del lavoro.

Dunque potrebbero arrivare alla pensione da occupati, disoccupati oppure anche inattivi.

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Andiamo quindi a volgere un esercizio simulando il cambiamento di una popolazione nel tempo e cerchiamo di determinare i tassi di attività, inattività, occupazione e disoccupazione.

ESEMPIO NUMERICO (2) 

Dalla tabella stima per ogni anno i tassi di attività, inattività, occupazione e disoccupazione.

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Mostriamo sotto i risultati dei calcoli in cui abbiamo applicato le formule (quelle più appropriate sulla base dei dati) che abbiamo già visto sopra.

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Andiamo poi a ricostruire attraverso un grafico a linee gli andamenti delle quattro variabili.

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IMPARA LA MACROECONOMIA

Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.

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