
In questa lezione parliamo di uno degli aspetti più importanti di tutta la macroeconomia: il tasso naturale di disoccupazione.
La teoria che andremo a vedere viene sviluppata nel corso degli anni Settanta e Ottanta.
Questo periodo è stato il terreno fertile per la nascita di un concetto che ha segnato il percorso della “scienza” macroeconomica dando vita al concetto di medio periodo.
L’aumento del prezzo petrolio, la dilagante inflazione e gli elevati tassi di inflazione hanno creato un fenomeno economico incomprensibile agli occhi delle menti più brillanti: la stagflazione.
Si tratta di un periodo di stagnazione economica accompagnato da un aumento dell’inflazione.
La ricerca di una risposta a questo ha spinto i macroeconomisti in un percorso incredibile che è culminato nella creazione di un concetto che è riuscito a risolvere (almeno in parte) un dilemma che sembrava non avere soluzione: il tasso naturale di disoccupazione.
INDICE
- 1 IL MEDIO PERIODO E IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
- 2 LIVELLO ATTESO DEI PREZZI
- 3 IMPARA LA MACROECONOMIA
- 4 TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
- 5 DETERMINANTI DEL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
- 6 IMPARA LA MACROECONOMIA
- 7 MODELLO MATEMATICO PER DETERMINARE IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
- 8 RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA CURVA DEI PREZZI E DEI SALARI
- 9 CALCOLO DEL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
- 10 CAMBIAMENTI NELLE DETERMINANTI DELLA DISOCCUPAZIONE
- 11 QUANTO VALE IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE ?
- 12 HAI QUALCHE DOMANDA ?
- 13 IMPARA LA MACROECONOMIA
- 14 L’ARTICOLO TI è PIACIUTO ?
IL MEDIO PERIODO E IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
Il medio periodo in macroeconomia è definito come un periodo che dura generalmente dai 2 ai 5 anni.
Durante questo tasso temporale è altamente probabile che all’interno del mercato del lavoro vi possano essere dei cambiamenti legati alla produzione di equilibrio di un sistema e del livello dei prezzi.
La produzione e il livello dei prezzi insieme alla disoccupazione divengono quindi i capisaldi attorno ai quali ruotano tutte le variabili di breve periodo.
Nel medio periodo si determinano in particolare degli elementi immutabili che stanno alla base di tutti i cambiamenti che altrimenti non sarebbero spiegabili e si riconducono proprio al mercato del lavoro.
Questi elementi sono: il livello atteso dei prezzi, il tasso naturale di disoccupazione e il livello di produzione naturale.
In particolare nel medio periodo:
- i prezzi sono uguali ai prezzi attesi
- il tasso di disoccupazione è pari al suo livello naturale
- la produzione eguaglia il suo livello naturale

LIVELLO ATTESO DEI PREZZI
Nel medio periodo il livello dei prezzi è uguale al suo livello atteso.
$$ P = P^e $$
Dietro questa semplice affermazione si nascono tante verità, tante ricerche e una storia che è sempre in evoluzione
I PREZZI NELLA MICRO E NELLA MACROECONOMIA
I prezzi sono una delle variabili microeconomiche e macroeconomiche più studiati dagli economisti.
Nelle teorie microeconomiche si studia il prezzo come risultato di un processo di produzione e come parametro che può influenzare la percezione del consumatore e determinarne la quantità acquistata.
Dal punto di vesta tecnico il prezzo di un bene dipende dai costi dei fattori della produzione (ad esempio lavoro e capitale) e dalla funzione di produzione dell’azienda
Oltre a questi in un mercato non perfettamente concorrenziale e quando il prodotto è differenziato si possono aggiungere dei costi aggiunti legati ad esempio a:
- l’utilità del bene (o alla percezione della sua utilità)
- la qualità del prodotto
- marketing
Dal punto di vista del consumatore il prezzo di un bene può influenzare le sue abitudini di consumo ed in generale ad un prezzo maggiore corrisponderà una quantità consumata inferiore (curva di domanda).
Il prezzo permette inoltre di confrontare beni sostituti e complementari, e potrebbe persino alterare la percezione del consumatore circa il suo reale valore.
A livello di macroeconomia la teoria dei prezzi è vasta e la si utilizza per distinguere il Pil reale da quello nominale, per costruire i tassi di inflazione.
Nel mondo del lavoro il confronto tra i salari e il livello dei prezzi permette di fare una stima sul reale potere d’acquisto degli individui e quindi sul benessere generale di una nazione.
Inoltre si osserva come le politiche del governo e della banca centrale possono influenzare il livello dei prezzi o viceversa come l’andamento generale dei prezzi possa indurre ad operare certe politiche
LE ASPETTATIVE
I macroeconomisti hanno poi cominciato a dare molta rilevanza ad alcuni meccanismi psicologici che muovono le masse di individui e tra di questi troviamo le aspettative.
Le aspettative circa l’andamento generale dell’economia, dei mercati finanziari, sulle politiche del governo e della banca centrale, sulla disoccupazione e sull’andamento dei prezzi appunto.
Queste aspettative sono in grado di muovere le cose, di dare una direzione agli eventi e di modellare il futuro.
ASPETTATIVE SUI PREZZI NEL BREVE E NEL MEDIO PERIODO
Il livello atteso dei prezzi (o livello dei prezzi attesi) è una variabile macroeconomica che indica qual è il prezzo che ci si attende per un certo bene.
Questo può o non può coincidere con il prezzo P attuale di un bene.
Quando ci troviamo nel breve periodo in generale le aspettative sui prezzi non coincidono con il livello attuale dei prezzi.
Mentre in un equilibrio di medio periodo abbiamo una coincidenza di queste due variabili.
In altre parole è come se il breve periodo si modellasse attorno al medio periodo.
In questo senso possiamo ammettere che da un lato il livello attuale dei prezzi tendesse in qualche modo al suo livello atteso, e dall’altro il livello atteso dei prezzi si muovesse in direzione del livello attuale dei prezzi.
Dobbiamo sapere che le aspettative sull’andamento generale dei prezzi influenza il modo in cui i soggetti di una nazione spendono per consumi, investimenti ed effettuano prestiti a tal fine.
EQUILIBRIO DI MEDIO PERIODO
Quando queste aspettative sono in linea con il livello attuale dei prezzi si crea stabilità all’interno del sistema economico, poiché i livelli di consumo, investimento e prestiti risulta relativamente stabile e prevedibile.
Da qui ne deriva che anche i rapporti sociali tra gli individui della società si muovono in modo sincronizzato e risulta anche più facile per le autorità governative e monetarie effettuare politiche economiche.
Nel mercato del lavoro i rapporti tra imprese e lavoratori sono più certi poiché da un lato le imprese applicano prezzi in linea con le aspettative e dall’altro si possono raggiungere accordi stabili sui salari.
La stabilità sui salari garantisce un livello di spesa per consumi prevedibile e dunque anche gli investimenti delle imprese possono seguire delle direzioni certe.
Questa stabilità si riflette anche sul mercato del credito.
Le banche che prestano il denaro applicheranno un tasso in linea con l’andamento dei prezzi che permetta alle imprese di finanziare gli investimenti, di restituire i prestiti in maniera agevole e di trarne anche un profitto finanziario.
Anche l’intervento dello Stato nell’economia può diventare più prevedibile.
Da un lato il Governo può vantare delle entrate fiscali prevedibili sulla base dei redditi da capitale, da lavoro e sui prezzi e i volumi dei beni nell’economia.
Questo permette di fare planning di spesa pubblica e di redistribuzioni del reddito che possano massimizzare la ricchezza del paese coerentemente con gli obiettivi generali.
A questo punto l’intervento della Banca Centrale nell’economia potrebbe essere quello di fare in modo che la situazione di stabilità dei prezzi continui a verificarsi.
(ricordiamo che l’obiettivo principale della BCE è mantenere stabile l’inflazione al 2%)
IMPARA LA MACROECONOMIA
Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.
TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
Il secondo concetto fondamentale per la definizione di medio periodo è il tasso naturale di disoccupazione.
Il tasso naturale di disoccupazione (detto anche tasso strutturale di disoccupazione) è il tasso di disoccupazione che è determinato da fattori strutturali dell’economia e che sono indipendenti dal suo andamento ciclico.
All’interno del tasso naturale di disoccupazione distinguiamo due componenti: disoccupazione strutturale e disoccupazione frizionale.
La componente strutturale è quella più importante e rappresenta l’eccesso della domanda di lavororispetto all’offerta.
Mentre la componente frizionale è data dalla difficoltà di mettere in contatto le persone in cerca di occupazione con le aziende che le richiedono.
DETERMINANTI DEL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
Tra gli elementi che contribuiscono a determinare il tasso naturale di disoccupazione troviamo:
- Struttura del mercato delle imprese
- Strumenti di tutela dei lavoratori
- Politiche fiscali del governo
STRUTTURA DI MERCATO DELLE IMPRESE (MARKUP)
Le strutture di mercato più tipiche che conosciamo sono la concorrenza perfetta e il monopolio.
Nella concorrenza perfetta il mercato è frazionato in molte imprese che ricoprono una quota molto piccola all’interno del mercato e che vendono un bene omogeneo.
Questa porzione atomica rende le imprese “price taker”, ovvero non in grado di influenzare il prezzo del bene che invece viene determinato dall’intersezione della curva di domanda e di offerta del mercato.
In questa situazione diciamo che il potere monopolistico dell’impresa è pressoché nullo (o comunque trascurabile).
La situazione diametralmente opposta è il monopolio in cui il mercato è dominato da un’unica imprese che domina il mercato.
In questo caso l’impresa si dice “price maker” ad è in grado di fissare quel prezzo che massimizza i suoi profitto.
Questo è detto il prezzo di monopolio e viene determinato in corrispondenza della quantità in corrispondenza della quale i costi marginali eguagliano i ricavi marginali (e che di conseguenza determina il massimo profitto).
Nel monopolio diciamo che l’impresa ha un potere di monopolio massimo
Tra la concorrenza perfetta e il monopolio esistono tutta una serie di forme di mercato intermedie tra cui le principali sono la concorrenza imperfetta e l’oligopolio che hanno un potere monopolistico intermedio.
Questo potere monopolistico viene identificato in ambito economico con il concetto di markup e per indicarlo si usa la lettera greca 𝜇.
Nell’ambito della microeconomia il markup 𝜇 è calcolato come la percentuale di maggiorazione del prezzo rispetto al costo marginale.
Per essere più specifici è la differenza tra il prezzo e il costo marginale divisa per il prezzo ed è pari all’opposto del reciproco dell’elasticità del prezzo (rispetto alla quantità)
$$ \mu_L = \frac{P – MC}{P} = 1 – \frac{MC}{P} = -\frac{1}{\epsilon} $$
Questo valore di markup è noto anche come indice di Lerner (per questo abbiamo utilizzato la letta L nel pedice)
Attenzione che nella scrittura che abbiamo utilizzato per l’equazione dei prezzi
$$ P = W \cdot (1 + \mu) $$
il markup indica la maggiorazione percentuale del prezzo sul ricavo marginale ma rispetto al ricavo marginale.
Dunque se vogliamo essere proprio precisi diremo che:
$$ \mu = \frac{P – MC}{MC} = \frac{P}{MC} – 1 = -\frac{1}{1 + \epsilon} $$
Per farci un’idea grossolano della questione possiamo dire che il valore del markup assume un valore positivo compreso tra zero e uno.
In particolare nella concorrenza perfetta dove il costo marginale eguaglia il prezzo il valore del potere monopolistico è pari a zero:
$$ \mu = 0 \rightarrow \text{concorrenza perfetta} $$
Mentre nel monopolio possiamo assumere che il valore del markup tende a muoversi verso il suo valore massimo 1.
$$ \mu \rightarrow 1 \rightarrow \text{monopolio} $$
(attenzione che 1 è il potenziale valore massimo ma è comunque difficile che venga raggiunto anche in monopolio)
STRUMENTI DI TUTELA DEL LAVORO
La seconda componente strutturale che determina il tasso naturale di disoccupazione sono tutte le variabili che tutelano la posizione del lavoratore come ad esempio: sindacati e indennità di disoccupazione.
Nell’equazione dei salari
$$ W = P \cdot (1 – \alpha u + z) $$
sono indicate co la lettera z e vi è una relazione positiva (come vedremo successivamente) con il tasso naturale disoccupazione.
$$ z \uparrow \rightarrow u_n \uparrow $$
Quando aumenta ad esempio la forza sindacale i sindacati sono i grado di raggiungere accordi salariali più vantaggiosi per i lavoratori (salari maggiori).
Come risposta le imprese potrebbero quindi decidere di tenere solamente i lavoratori più prodottivio “eliminare” quelli meno produttivi.
Di conseguenza aumenta il tasso di disoccupazione nell’economia.
Anche l’introduzione di più alti sussidi di disoccupazione o l’introduzione di redditi di cittadinanza (o altre misure simili) potrebbe produrre un effetto simile, questa volta per scelta del lavoratore.
Quando i sussidi di disoccupazione aumentano aumenta sicuramente la probabilità che il lavoratore possa scegliere in maniera volontaria di mantenere lo “status” di disoccupato per un maggiore periodo di tempo.
Ipotizziamo ad esempio che il sussidio sia inizialmente di 700 euro e venga proposto al lavoratore un lavoro per 1.000 euro al mese: in questo caso ci sono ampie probabilità di accettazione del lavoro.
Mettiamo ora il caso che il sussidio venga portato a 900 euro: sicuramente esisterà una quota di lavoratori che non accetterà immediatamente il nuovo impiego.
L’opzione infatti è da un lato lavorare supponiamo 6 ore al giorno per 1.000 euro, mentre dall’altro avere 6 ore libere al giorno più per solo 100 euro di differenza.
Voi cosa fareste?
(Considerate anche la possibilità di svolgere qualche lavoro in nero per 4/5 ore al giorno).
In generale possiamo affermare che l’aumento delle variabili sistematiche che proteggono il lavoratore aumentano anche il tasso di disoccupazione naturale.
POLITICHE FISCALI DEL GOVERNO
Un terzo elemento che può contribuire a determinale il livello di disoccupazione di un paese sono le politiche fiscali del governo.
In generale una politica fiscale espansiva tende ad aumentare la spesa pubblica oppure a ridurre il carico fiscali ai lavoratori oppure alle imprese.
Sicuramente un aumento della spesa pubblica (come ad esempio la costruzione di scuole, ospedali o strade) può contribuire a diminuire il tasso di disoccupazione attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro.
Anche una diminuzione delle imposte a carico dell’impresa (ad esempio sui nuovi lavoratori assunti o sugli investimenti) incentiva le imprese ad assumere più dipendenti o ad aumentare gli investimenti.
L’effetto finale è una calo della disoccupazione.
Persino quando consideriamo un calo delle imposte a carico dei lavoratori possiamo vedere un risultato simile.
Infatti questo provvedimento aumenta la spesa per i consumi dei residenti, aumentando pertanto i ricavi delle imprese e dunque anche i loro profitti.
Questi maggiori profitti possono essere reinvestiti nell’attività e dunque le imprese possono assumere maggio forza lavoro.
Di solito i governi tendono ad effettuare manovre espansive per stabilizzare i cicli economici durante le fasi di recesso e in questo senso sono dette anche manovre anticicliche.
Comunque sia se queste politiche hanno un carattere permanente nel medio periodo possono rappresentare un fattore strutturale per determinare il livello di disoccupazione naturale.
IMPARA LA MACROECONOMIA
Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.
MODELLO MATEMATICO PER DETERMINARE IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
Andiamo ora a costruire un modello matematico per determinare il tasso naturale di disoccupazione.
EQUAZIONE DEI PREZZI E DEI SALARI
Partiamo in primo luogo dall’equazione dei prezzi e dei salari.
L’equazione dei prezzi:
$$ P = W \cdot (1 + \mu) $$
ci dice che il prezzo fissato di un bene dipende dal costo del salario W maggiorato della quota di potere monopolistico (markup 𝜇) delle imprese.
L’equazione dei salari
$$ W = P^e \cdot (1 – \alpha u + z) $$
afferma che il salario reale è fissato sulla base del livello atteso dei prezzi, maggiorato della componente protettiva dei lavoratori z e minorato del tasso di disoccupazione.
Ricordiamo che nell’equilibrio di medio periodo il livello dei prezzi atteso Pe coincide con quello effettivo P, dunque possiamo riscrivere l’equazione dei salari:
$$ W = P \cdot (1 – \alpha u + z) $$
IL SALARIO REALE
Sia dall’equazione dei prezzi che dall’equazione dei salari è possibile ricostruire il salario reale, ovvero il salario nominale W diviso per il livello dei prezzi P.
Il salario reale ci indica l’effettivo potere d’acquisto dei lavoratori ed indica il numero dei beni che il lavoratore può acquistare con quel salario
Se ad esempio un lavoratore ha un salario nominale W di 100 euro ed il prezzo dei beni P vale 5, significa che il lavoratore può acquistare 20 unità di bene.
$$W=100\quad P=5\quad\to\quad\frac{W}{P}=\frac{100}{5}=20$$
Dunque questo indicatore ci dice l’effettiva ricchezza dei lavoratori in termini di beni.
SALARIO REALE NELL’EQUAZIONE DEI PREZZI
Partiamo dall’equazione dei prezzi
$$P=W(1+\mu)$$
Dividendo entrambi i termini dell’equazione per il salario W otteniamo
$$ \frac{P}{W} = (1 + \mu) $$
Ribaltando le frazioni a destra e sinistra otteniamo quindi il valore del salario reale che risulta il reciproco di (1+𝜇)
$$ \frac{W}{P} = \frac{1}{1 + \mu} $$
SALARIO REALE NELL’EQUAZIONE DEI SALARI
Passiamo ora all’equazione dei salari che nel breve periodo risulta
$$ W = P^e \cdot (1 – \alpha u + z) $$
Sapendo però che nel medio periodo il livello dei prezzi coincide con il livello atteso dei prezzi possiamo anche riscriverla in questo modo
$$ P = P^e \rightarrow W = P \cdot (1 – \alpha u + z) $$
Dividendo dunque per il livello dei prezzi P entrambi i membri otteniamo il salario reale
$$ \frac{W}{P} = (1 – \alpha u + z) $$

RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA CURVA DEI PREZZI E DEI SALARI
Il modello che si basa sull’equazione dei prezzi e dei salari ci porta anche ad una rappresentazione grafica.
In particolare ci troviamo in un sistema cartesiano dove poniamo sull’asse orizzontale il valore della disoccupazione u e misuriamo lungo l’asse verticale il salario reale W/P
L’equazione dei prezzi scritta come espressione del salario reale:
$$ \frac{W}{P} = \frac{1}{1 + \mu} $$
descrive la curva dei prezzi che è una retta costante dal momento che non dipende dal tasso di disoccupazione.
Mentre l’equazione dei salari
$$ \frac{W}{P} = (1 – \alpha u + z) $$
descrive la curva dei salari che è una retta con intercetta (1+z) e pendenza pari ad 𝛼
Il loro punto di intersezione individua il tasso naturale di disoccupazione che è un indicatore importantissimo per la descrizione del medio periodo:
$$ u_n \sim \frac{\mu + z}{\alpha} $$

CALCOLO DEL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE
Mettiamo a sistema le equazioni della curva dei prezzi e dei salari come espressione del reddito reale
$$ \begin{array}{l} \text{eq. prezzi:} \\ \text{eq. salari:} \end{array}\begin{cases} \frac{W}{P} = \frac{1}{1 + \mu} \\ \frac{W}{P} = (1 – \alpha u + z) \end{cases} $$
Dall’uguaglianza otteniamo che
$$ 1 – \alpha u + z = \frac{1}{1 + \mu} $$
Isoliamo la variabile disoccupazione
$$ \alpha u = 1 + z – \frac{1}{1 + \mu} $$
Facciamo il denominatore comune a destra
$$ \alpha u = \frac{(1 + z)(1 + \mu) – 1}{1 + \mu} $$
Sviluppiamo i calcoli al numeratore
$$ \alpha u = \frac{1 + \mu + z + z\mu – 1}{1 + \mu} $$
$$ \alpha u = \frac{\mu + z + z\mu}{1 + \mu} $$
Dividendo a destra e a sinistra per il parametro 𝛼 abbiamo il nostro tasso naturale di disoccupazione un
$$ u_n = \frac{\mu + z + z\mu}{\alpha(1 + \mu)} \quad (1) $$
APPROSSIMAZIONE DEI RISULTATI
Quando i parametri z e 𝜇 sono abbastanza piccoli il loro prodotto sarebbe una quantità molto piccola quindi si potrebbe ulteriormente semplificare questo risultato:
$$ u_n \sim \frac{\mu + z}{\alpha(1 + \mu)} \quad (2) $$
Operando questa semplificazione abbiamo ridotto il numeratore e dunque anche ridotto il la frazione.
Per “bilanciare” questa operazione potremmo pensare di ridurre in una certa maniera il denominatore della frazione (in questo modo riaumentiamo il valore della frazione).
Se il parametro 𝜇 non è “eccessivamente ingombrante” allora potremo toglierlo dal denominatore che a questo punto diventerebbe solamente 𝛼.
Dunque otterremo una seconda approssimazione “un po’ più precisa” del valore del tasso naturale di disoccupazione un che diventerebbe:
$$ u_n \sim \frac{\mu + z}{\alpha} \quad (3) $$
Per confermare la bontà di questa semplificazione facciamo una prova inserendo:
$$ \mu = 0,10 \quad z = 0,05 \quad \alpha = 1 $$
Se inseriamo nell’equazione (1) otteniamo:
$$ u_n = \frac{\mu + z + z\mu}{\alpha(1 + \mu)} = \frac{0,1 + 0,05 + 0,1 \cdot 0,05}{1 \cdot (1 + 0,1)} = \frac{0,1 + 0,05 + 0,005}{1,1} = \frac{0,155}{1,1} = 0,1409 = 14,09\% $$
Il tasso di disoccupazione risulta essere del 14,09% che è uno standard abbastanza alto per le economie occidentali (per lo meno negli ultimi 100 anni osservati)
Operiamo ora con la semplificazione della formula (3)
$$ u_n \sim \frac{\mu + z}{\alpha} = \frac{0,1 + 0,05}{1} = 0,15 = 15\% $$
Abbiamo ottenuto un’approssimazione del 15%
CAMBIAMENTI NELLE DETERMINANTI DELLA DISOCCUPAZIONE
La formula sintetica (semplificata) che ci permette di determinare la disoccupazione strutturale:
$$ u_n \sim \frac{\mu + z}{\alpha} $$
Ci mostra immediatamente la relazione positiva che esiste tra la disoccupazione naturale con il markup e le variabili strutturali dell’economia.
AUMENTO DEL MARKUP
Un aumento del markup diminuisce il salario reale nell’equazione dei prezzi
$$ \frac{W}{P} = \frac{1}{1 + \mu} $$
determinando uno spostamento verso il basso la curva dei prezzi e dunque il nuovo tasso di disoccupazione sale ad un livello maggiore u’n.

Questa trasformazione viene spesso associata per descrivere la stagflazione degli anni settanta e ottanta.
Possiamo comprendere maggiormente questa situazione nel modello microeconomico che serve a confrontare la situazione di concorrenza perfetta e di monopolio.
Nel grafico quantità-prezzo sottostante lungo la curva di domanda inclinata negativamente sono rappresentati gli equilibri di monopolio M e di concorrenza perfetta CP.
Nel monopolio M associato con un valore di markup ideale 𝜇=1 il prezzo fissato dalle imprese è maggiore e la produzione è minore rispetto all’equilibrio della concorrenza perfetta.
Un aumento del markup 𝜇 spinge dunque l’equilibrio ad allontanarsi dalla situazione di concorrenza perfetta ed avvicinarsi a quella di monopolio.
L’effetto complessivo dunque è un livello dei prezzi maggiore ed una minore produzione che quindi accresce il tasso di disoccupazione dell’economia.

CRESCE LA PROTEZIONE DEL LAVORATORE
Quando cresce la protezione del lavoratore (ad esempio la forza dei sindacati o il valore dei sussidi) aumenta il valore del salario reale nell’equazione dei salari
$$ \frac{W}{P} = (1 – \alpha u + z) $$
Questo sposta verso l’alto la curva dei salari e si determina un tasso di disoccupazione strutturale maggiore.

QUANTO VALE IL TASSO NATURALE DI DISOCCUPAZIONE ?
Domande che certamente ci possiamo porre quando andiamo ad analizzare i dati storici sulla disoccupazione è:
Quanto vale il tasso di disoccupazione naturale?
Come facciamo a calcolarlo?
Stando alla definizione dobbiamo cercare quel tasso di disoccupazione che non dipende dalla fase del ciclo economico.
Quindi potremmo pensare al tasso naturale di disoccupazione come ad una sorta di dato medio sul valore della disoccupazione di periodo.
Proviamo per esempio ad osservare il grafico sottostante che riporta i valori del tasso di disoccupazione dell’Italia e della Spagna del 2017 e la metà del 2021.
Nonostante le oscillazioni di periodo sembrerebbe che il tasso di disoccupazione non abbia fortissime oscillazione e si mantiene su un livello pressoché costante.

Dunque potremmo dire che nel periodo e nei paesi considerato il tasso di disoccupazione naturale si mantenga per entrambi i paesi a due livelli prefissati.
Possiamo dunque identificarlo nel tasso medio di tutto il periodo come mostrato dalle linee orizzontali rappresentate nella figura sottostante.

Se consideriamo invece per gli stessi due paesi i dati sulla disoccupazione nel periodo che va dall’inizio del 2006 all’inizio del 2014 possiamo invece osservare un trend crescente.
Dunque possiamo ipotizzare che la crisi dei mutui subprime abbia innestato un qualcosa che sia andato nelle fondamenta dell’economia ed abbia innalzato il tasso naturale.
Nella figura si può quindi andare a congiungere una linea obliqua che approssimi l’andamento della disoccupazione strutturale dell’economia.

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