Nel panorama dell’algebra, pochi concetti sono così eleganti e potenti come la Formula di Viète. Scoperte dal matematico francese François Viète nel XVI secolo, questa relazione stabiliscono un legame intrinseco tra le soluzioni (o radici) di un’equazione polinomiale e i suoi coefficienti.
È un pilastro fondamentale dell’algebra, la cui importanza si estende ben oltre il calcolo diretto delle radici, influenzando lo sviluppo di teorie successive e la comprensione della struttura stessa delle equazioni.

INDICE
Cosa dice la Formula di Viète?
In sintesi, la Formula di Viète affermano che, per un’equazione polinomiale, la somma, la somma dei prodotti a coppie, la somma dei prodotti a terne e così via delle sue radici sono direttamente correlate ai coefficienti del polinomio, con opportune alternanze di segno.
Consideriamo un polinomio generico di grado $n$:
$P(x) = a_n x^n + a_{n-1} x^{n-1} + \dots + a_1 x + a_0 = 0$
dove $a_n \neq 0$ sono i coefficienti e $x$ è la variabile.
Se $x_1, x_2, \dots, x_n$ sono le $n$ radici (non necessariamente distinte, reali o complesse) di questo polinomio, allora le Formule di Viète stabiliscono le seguenti relazioni:
- Somma delle radici:
$x_1 + x_2 + \dots + x_n = -\frac{a_{n-1}}{a_n}$ - Somma dei prodotti delle radici prese a due a due:
$x_1 x_2 + x_1 x_3 + \dots + x_{n-1} x_n = \frac{a_{n-2}}{a_n}$ - Somma dei prodotti delle radici prese a tre a tre:
$x_1 x_2 x_3 + \dots = -\frac{a_{n-3}}{a_n}$
… e così via, fino all’ultimo prodotto:
$n$. Prodotto di tutte le radici:
$x_1 x_2 \dots x_n = (-1)^n \frac{a_0}{a_n}$
In generale, la somma dei prodotti delle radici prese $k$ alla volta è data da $(-1)^k \frac{a_{n-k}}{a_n}$.
Esempi di Applicazione della Formula di Viète
Equazione di Secondo Grado
Consideriamo l’equazione quadratica generica: $ax^2 + bx + c = 0$, con $a \neq 0$.
Qui, $n=2$, $a_2=a$, $a_1=b$, $a_0=c$.
Siano $x_1$ e $x_2$ le due radici. Le Formule di Viète ci dicono che:
- Somma delle radici:
$x_1 + x_2 = -\frac{b}{a}$ - Prodotto delle radici:
$x_1 x_2 = \frac{c}{a}$
Esempio Numerico:
Consideriamo l’equazione $x^2 – 5x + 6 = 0$.
Qui $a=1, b=-5, c=6$.
Dalle formule:
- Somma delle radici: $x_1 + x_2 = -(-5)/1 = 5$
- Prodotto delle radici: $x_1 x_2 = 6/1 = 6$
Le radici di questa equazione sono $x_1=2$ e $x_2=3$. Verifichiamo:
- $2+3=5$ (corretto)
- $2 \times 3 = 6$ (corretto)
Queste formule sono estremamente utili per verificare le soluzioni di un’equazione o per costruire un’equazione a partire dalle sue radici.
Equazione di Terzo Grado
Consideriamo l’equazione cubica generica: $ax^3 + bx^2 + cx + d = 0$, con $a \neq 0$.
Qui, $n=3$, $a_3=a$, $a_2=b$, $a_1=c$, $a_0=d$.
Siano $x_1, x_2, x_3$ le tre radici. Le Formule di Viète ci dicono che:
- Somma delle radici:
$x_1 + x_2 + x_3 = -\frac{b}{a}$ - Somma dei prodotti delle radici prese a due a due:
$x_1 x_2 + x_1 x_3 + x_2 x_3 = \frac{c}{a}$ - Prodotto delle radici:
$x_1 x_2 x_3 = -\frac{d}{a}$
Esempio Numerico:
Consideriamo l’equazione $x^3 – 6x^2 + 11x – 6 = 0$.
Qui $a=1, b=-6, c=11, d=-6$.
Dalle formule:
- Somma delle radici: $x_1 + x_2 + x_3 = -(-6)/1 = 6$
- Somma dei prodotti a coppie: $x_1 x_2 + x_1 x_3 + x_2 x_3 = 11/1 = 11$
- Prodotto delle radici: $x_1 x_2 x_3 = -(-6)/1 = 6$
Le radici di questa equazione sono $x_1=1, x_2=2, x_3=3$. Verifichiamo:
- $1+2+3=6$ (corretto)
- $(1 \times 2) + (1 \times 3) + (2 \times 3) = 2 + 3 + 6 = 11$ (corretto)
- $1 \times 2 \times 3 = 6$ (corretto)
L’Importanza Storica della Formula di Viète: Un Faro nell’Algebra
Le Formule di Viète (possiamo anche usare il plurale) non furono una scoperta isolata; furono piuttosto un faro che illuminò il cammino dell’algebra, segnando un passaggio epocale. La loro formulazione fu resa possibile proprio dall’introduzione, da parte di Viète stesso, di un’algebra simbolica, un linguaggio nuovo dove le lettere rappresentavano non solo le incognite, ma anche i coefficienti delle equazioni.
Prima di lui, l’algebra era spesso un insieme di “ricette” per risolvere casi specifici, spesso con l’aiuto della geometria o di descrizioni a parole. Ma Viète, con il suo acume, permise di esprimere queste relazioni in modo universale e astratto, gettando le fondamenta di ciò che oggi chiamiamo algebra moderna.
Queste formule rivelarono una connessione profonda e inaspettata tra l’aspetto esteriore di un’equazione polinomiale – ovvero i suoi coefficienti, i numeri che la compongono – e le sue proprietà più intime, le sue radici, le soluzioni che la soddisfano.
Era come scoprire un codice nascosto, un legame armonioso che permise ai matematici di capire la struttura delle equazioni in un modo mai visto prima. Diventarono uno strumento potentissimo, in grado di offrire indizi preziosi sulle radici senza la necessità di calcolarle esplicitamente.
Questo fu un balzo in avanti straordinario per la teoria delle equazioni e un trampolino di lancio per ricerche future.
Collegamenti con Ruffini, Abel e Galois: Oltre il Limite della Solubilità
Le Formule di Viète, pur eccezionali, non svelarono il segreto ultimo: una formula generale per risolvere equazioni di qualsiasi grado con soli radicali. Questa sfida tormentò i matematici per secoli, ma proprio le relazioni di Viète divennero la chiave per menti come Ruffini, Abel e Galois.
Fu il pioniere italiano Paolo Ruffini a suggerire per primo, seppur con una dimostrazione iniziale non perfetta, che non esisteva una formula generale per equazioni di quinto grado e oltre. Il suo lavoro, nato dalle intuizioni di Viète sulle permutazioni delle radici, fu un lampo che preannunciò i limiti dell’algebra classica.
Pochi anni dopo, il brillante e sfortunato norvegese Niels Henrik Abel fornì la dimostrazione rigorosa e definitiva di questa impossibilità, confermando le intuizioni di Ruffini e chiudendo un’era di ricerca. Anche Abel, nel suo ragionamento rigoroso, si affidò alle simmetrie fondamentali tra radici e coefficienti evidenziate dalle formule di Viète.
Ma la rivoluzione più profonda venne dal genio di Évariste Galois. Egli elevò la teoria delle equazioni a un livello astratto senza precedenti, fondando la Teoria dei Gruppi (oggi Teoria di Galois). Partendo dalle basi poste da Viète, Ruffini e Abel, Galois associò a ogni equazione un “gruppo di Galois” per determinare la sua risolvibilità per radicali.
Le Formule di Viète sono intrinsecamente legate alla Teoria di Galois perché descrivono le funzioni simmetriche elementari delle radici. Il gruppo di Galois opera proprio su queste radici, e le relazioni di Viète mostrano come i coefficienti del polinomio rimangano costanti sotto le permutazioni delle radici.
Comprendere queste simmetrie, così magistralmente codificate da Viète, fu il punto di partenza essenziale per l’analisi profonda di Galois, aprendo un intero nuovo universo matematico.
Conclusione
Le Formule di Viète sono molto più di semplici identità algebriche; sono state un catalizzatore per il progresso matematico.
Hanno trasformato il modo di concepire le equazioni, rivelando una struttura sottostante che avrebbe portato, attraverso il lavoro di matematici come Ruffini, Abel e Galois, alla nascita di una delle più belle e profonde teorie della matematica: la Teoria dei Gruppi e della risolubilità delle equazioni.
La loro eleganza e potenza continuano a stupire, rimanendo uno strumento essenziale per chiunque studi algebra.
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