Quando il grande Galileo Galilei morì ad Arcetri, agli arresti domiciliari, cieco e condannato dalla Chiesa, al suo fianco c’era un giovane e brillante matematico: Evangelista Torricelli (Faenza, 1608 – Firenze, 1647). Torricelli fu l’allievo prediletto, colui che Galileo scelse per raccogliere la sua eredità scientifica. E Torricelli non deluse: in una vita incredibilmente breve, riuscì a compiere un passo che al suo maestro non era riuscito, dando una risposta definitiva a un dogma millenario.

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L’Esperimento che Svelò il Vuoto
Per duemila anni, il mondo aveva vissuto sotto il dominio di un principio aristotelico: l’horror vacui, la “paura del vuoto”. La Natura, si diceva, “aborriva il vuoto”, e per questo lo spazio vuoto non poteva esistere. Persino Galileo faticava a spiegare perché le pompe d’acqua non riuscissero a sollevare l’acqua oltre i 10 metri.
Torricelli, ereditando il problema, ebbe un’intuizione geniale. Il problema non era che la Natura “tirasse” l’acqua, ma che qualcos’altro la “spingesse” dal basso. Questo qualcosa era l’aria.
Nel 1644, realizzò il suo esperimento più celebre: riempì un tubo di vetro lungo un metro con il mercurio (molto più pesante dell’acqua) e lo capovolse in una bacinella di mercurio. La colonna di mercurio nel tubo scese, ma non si svuotò. Si fermò a un’altezza di circa 76 centimetri, lasciando uno spazio vuoto nella parte superiore del tubo.
La conclusione fu rivoluzionaria:
- Quello spazio in cima al tubo era il vuoto. Il dogma aristotelico era falso.
- Ciò che sosteneva la colonna di mercurio era la pressione atmosferica: il “peso” dell’intero oceano d’aria sopra di noi che premeva sulla bacinella.
Torricelli aveva appena inventato il barometro, misurando per la prima volta il peso dell’atmosfera.
La Matematica dell’Infinito: La Tromba di Gabriele
Torricelli non fu solo un fisico sperimentale. Fu un matematico eccezionale, un maestro del Metodo degli Indivisibili (sviluppato dal suo mentore e collega Bonaventura Cavalieri). Usando questo precursore del Calcolo Integrale, Torricelli arrivò a uno dei paradossi più affascinanti della storia della matematica.
Studiò un solido di rotazione oggi noto come la Tromba di Gabriele (o Solido iperbolico acuto). Questo solido si ottiene ruotando la curva $y = 1/x$ attorno all’asse $x$, per $x$ che va da 1 a infinito.
Applicando il metodo degli indivisibili, Torricelli scoprì una verità sconcertante:
- Il Volume del solido è finito (equivale a $\pi$).
- L’Area della superficie dello stesso solido è infinita.
Questo paradosso (un solido che può essere riempito con una quantità finita di vernice, ma la cui superficie non può essere verniciata con nessuna quantità di vernice) scatenò un profondo dibattito filosofico sull’infinito, spingendo la matematica oltre i limiti del senso comune.
Eredità: Il Testimone Verso il Calcolo
L’eredità di Torricelli fu immensa, nonostante la sua morte prematura a soli 39 anni. La sua invenzione del barometro e la dimostrazione dell’esistenza del vuoto consolidarono il metodo sperimentale di Galileo, spianando la strada a Pascal e Boyle per lo studio della pressione.
In matematica, il suo lavoro sulla Tromba di Gabriele e il suo uso magistrale degli indivisibili (insieme a Cavalieri e Fermat) furono il ponte necessario tra la geometria statica di Archimede e il Calcolo Infinitesimale di Newton e Leibniz. Aveva fornito gli esempi concreti che il Calcolo avrebbe poi risolto con eleganza.
Curiosità sull’Erede di Galileo
- I Tre Mesi con Galileo: Torricelli sognava di incontrare Galileo da anni, ma ci riuscì solo nel 1641. Si trasferì ad Arcetri per diventare assistente e “occhi” del maestro ormai cieco. Purtroppo, poterono lavorare insieme solo per tre mesi prima che Galileo morisse.
- I Manoscritti Perduti: Dopo la sua morte improvvisa (probabilmente per tifo), gran parte dei suoi manoscritti inediti andò perduta. Non sapremo mai quali altre scoperte avesse fatto in segreto questo genio discreto.
- L’Artigiano delle Lenti: Torricelli non era solo un teorico. Era anche un abilissimo artigiano. Sviluppò una tecnica superiore per molare le lenti dei telescopi e dei microscopi, diventando uno dei migliori costruttori di lenti d’Europa e migliorando notevolmente gli strumenti che il suo maestro Galileo aveva reso famosi.
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