DOMANDA AGGREGATA – INTRODUZIONE

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In questo articolo vediamo cosa si intende per domanda aggregata di una economia e cerchiamo di capirne l’origine storica.

LA DOMANDA AGGREGATA DI UN PAESE

Per domanda aggregata di un paese si intende la spesa complessiva per l’acquisto di beni e servizi in un dato territorio.

Il concetto di domanda aggregata diviene molto utilizzato in ambito macroeconomico grazie ad uno dei più grandi economisti britannici del XX secoloJohn Maynard Keynes.

La domanda aggregata viene suddivisa in quattro grandi categorie: consumi, investimenti spesa pubblica ed esportazioni nette.

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CONSUMI

consumi sono quei beni destinati ai consumatori privati, dunque principalmente le famiglie.

Possiamo suddividere a loro volta i consumi sulla base della durata dei beni: consumi non durevoli e durevoli.

I consumi non durevoli si riferiscono a quei beni con ciclo di utilizzo con breve durata.

Ad esempio troviamo in questa categoria: le categorie di cibi e bevande e vestiti.

Mentre i consumi durevoli fanno riferimento a beni con un ciclo di durata più lunghi.

Appartengono a questa seconda categorie automobili, mobili ed elettrodomestici.

Il simbolo economico che viene usato per indicare i consumi la C.

INVESTIMENTI

Gli investimenti sono generalmente quei beni di lunga durata grazie ai quali le imprese produrre i beni e servizi finali.

In realtà anche qui operiamo una distinzione in residenziali e non residenziali.

Gli investimenti residenziali sono le abitazioni in qualsiasi forma possono manifestarsi: appartamenti, condomini, villette a schiera, ville, baite, alberghi.

Ovvero sono strutture destinate ad ospitare gli individui e usate a scopo abitativo.

In questo senso questi sono investimenti fatti dalle famiglie.

Mentre gli investimenti non residenziali sono rappresentati dai mezzi della produzione.

Ne sono esempi i magazzini, gli impianti e i macchinari, ovvero tutti quei beni che rientrano nel processo di produzione di medio e lungo termine dei beni e servizi finali.

Nella contabilità aziendale i costi di questi cespiti di produzioni sono riportati nel conto economico dell’azienda mediante gli ammortamenti, che rappresentano la quota di costo annua che viene ripartita nel corso di più esercizi.

Ad operare questo tipo di investimento è dunque la categoria degli imprenditori privati.

Il simbolo economico che indica gli investimenti è la I.

SPESA PUBBLICA

La terza categoria di beni del PIL è la spesa pubblica.

La spesa pubblica consiste in tutti gli acquisti fatti dallo stati, attraverso la pubblica amministrazione, i ministeri, comuni, regioni, enti pensionistici per far fronte alle esigenze di natura e finalità pubblica.

Generalmente queste finalità di natura pubblica sono classificate sulla base dei ministeri come ad esempio:

  • Economia e finanza
  • Sanità
  • Istruzione
  • Politiche agricole
  • Giustizia e difesa

Attenzione che conteggiamo nel calcolo del prodotto interno lordo solamente la spesa per i beni e servizi finali e non le paghe dei dipendenti o delle pensioni (che occupa una grossa fetta).

Dunque sono conteggiati nel PIL la costruzione di scuole, ospedali, mezzi armati, pasti , arredamento, attrezzature mediche.

Ma non sono conteggiate le paghe di medici, insegnanti e impiegati delle poste e pensioni.

Infatti in questo secondo caso parliamo di trasferimenti.

Il simbolo economico indica la spesa pubblica è generalmente la G.

ESPORTAZIONI NETTE

Le esportazioni nette sono la differenza tra le importazioni e le esportazioni.

Molto spesso accade che le economie nazionali sulla base delle loro caratteristiche si specializzanonell’esportare alcuni beni ed importarne altri.

Ad esempio l’Italia è un tipico esportatore di beni alimentari, di moda, design e meccanica.

Mentre risulta un importatore di autovetture, medicinali e materie prime come ad esempio il petrolio e il gas.

Lo stato può favorire oppure ostacolare il commercio internazionale attraverso delle regolamentazioni, imposte oppure incentivi.

simboli economici che vengono utilizzati sono: esportazioni (X) , importazioni (M), esportazioni nette (NX

Quindi per esportazioni nette intendiamo: NX = X –M

Nella figura sotto mostriamo le componenti del PIL con alcune immagini che ci possono aiutare a sincronizzare meglio questi concetti.

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LA CONTABILITA’ NAZIONALE – ISTAT

L’ISTAT è l’Istituto nazionale di Statistica dell’Italia che si occupa compilare il PIL nazionale:

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Dal sito dell’ISTAT è possibile scaricare i dati sulla contabilità nazionale che sono di dominio pubblico.

Sotto mostriamo una tabella che si riferisce ai dati nazionali italiani nel periodo che va dal 2019 al 2023.

Sulla prima riga abbiamo subito il valore del PIL calcolato con i prezzi di mercato dei beni e servizi.

Questo è detto anche PIL NOMINALE 

Il valore del prodotto interno lordo italiano nel 2023 è di circa 2.085 miliardi di euro.

Possiamo facilmente notare come sia costantemente cresciuto dal 2019 dove si trovava al livello di 1.800 miliardi circa.

A parte un calo che si è registrato durante l’anno della pandemia ovvero il 2020.

Nelle righe successive evidenziamo i valori dei consumi, degli investimenti e della spesa pubblica e delle esportazioni nette.

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In realtà se notiamo bene la spesa pubblica riconoscibile nelle due voci Spesa delle AP e Spesa delle ISP è un sottoinsieme dei consumi.

Questi consumi  nel 2023 ammontano a 1.620 miliardi e rappresentano circa il 77% della domanda Aggregata.

Gli investimenti dello stesso anno risultano pari a 441 miliardi e costituiscono circa il 21% della domanda aggregata.

La spesa pubblica (2023) ammonta a circa 390 miliardi ed ha una incidenza del 19% PIL.

Infine troviamo le esportazioni nette che nell’ano analizzato risultano di 28 miliardi, poco più dell’1% del PIL, dunque sono quasi trascurabili.

Ricordiamo tuttavia che le esportazioni nette sono la differenza tra le esportazioni e le importazioni.

Le esportazioni del 2023 hanno un valore di 731 miliardi e dunque il loro valore non può essere trascurato dal momento che rappresenta il 35% del valore del PIL.

Mentre dal canto loro le importazioni figurano per un valore 702 miliardi ( 33% del PIL) .

Da notare che ho usato i termini domanda aggregata e PIL quasi come se fossero equivalenti.

In realtà hanno piccola e quasi impercettibile differenza.

Infatti il PIL coincide con la produzione del paese mentre la domanda aggregata con il valore dei beni acquistati.

Quando I consumi non coincidono perfettamente con la produzione si creano delle variazioni delle scorte di magazzino

$$\text{VARIAZIONE SCORTE}=\text{PIL}-\text{DOMANDA AGGREGATA}$

Tuttavia se osserviamo il valore delle scorte si tratta mediamente di valori molto bassi che non superano l’1% del PIL.

Quindi potremmo affermare in maniera molto grossolana che il Pil coincide con la domanda aggregata.

Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.

MODELLO MATEMATICO PER LA DOMANDA AGGREGATA 

Formuliamo ora un modello matematico per descrivere la domanda aggregata che indichiamo con AD.

La domanda aggregata è data dalla somma di consumi (C) , investimenti (I), spesa pubblica (G) ed esportazioni nette (NX).

Pertanto scriviamo 

$$AD=C+I+G$$

In una economia dove non si creano scorte, ovvero i cui i consumi coincide con la produzione possiamo scrivere che la domanda aggregata (AD) coincide con la produzione (Y) 

$$AD=Y$$

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ECONOMIA CHIUSA ED ECONOMIA APERTA

Facciamo ora una doverosa puntualizzazione sull’equazione appena vista della domanda aggregata.

Quando si comincia a studiare una economia si preferisce farlo analizzandola come economia chiusa.

Una economia chiusa è una economia che non ha rapporti commerciali con gli stati esteri, dunque non vi sono né importazione né esportazioni.

Quindi togliamo dalla domanda aggregata le esportazioni nette (NX) e dunque otteniamo che la domanda aggregata risulta dalla somma tra consumi (C , investimenti e spesa pubblica (G) 

$$AD=C+I+G$$

Questa situazione è nota anche con il termine economico di autarchia.

È utile usare questo modello in due situazioni.

Il primo è quando si vuole cominciare ad analizzare in modo semplice una economia, focalizzando l’attenzione sulle vicende nazionali.

Mentre il secondo più pratico quando si vuole analizzare una situazione in cui vi è una chiusura alle relazioni internazionali.

Queste situazioni si verificano quando tra i paesi ci sono forti tensioni politiche che spingono i paesi ad isolarsi dal resto del modo.

In modo analogo possiamo riscontrare queste situazioni quando i governi adottano delle misure protezionistiche per favorire le proprie industrie nazionali e proteggerle in questo modo dalla concorrenza delle imprese estere.

Noi utilizzeremo questo approccio per la prima motivazione ovvero quella di cominciare a costruire un modello che valga per analizzare cosa succede quando esiste un unico paese in una situazione di autarchia.

Quando vi è l’apertura al commercio internazionale non possiamo però non considerare le importazioni e le esportazioni.

Questa situazione è descritta anche con il termine di economia aperta

Ad esempio abbiamo già visto sopra come nel caso italiano importazioni ed esportazioni hanno una incidenza di oltre il 30% sul PIL nazionale.

Dunque in questo caso l’equazione della domanda aggregata risulta essere:

$$AD=C+I+G+NX$$

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA – ECONOMIA CHIUSA

Quando l’economia è chiusa abbiamo detto che possiamo mettere a sistema le equazioni 

$$ \begin{cases} AD = C + I + G \\ AD = Y \end{cases} $$

Queste due formulazioni possono essere rappresentate in un grafico cartesiano dove sull’asse orizzontale mettiamo la produzione (Y) detta anche reddito.

Sull’asse verticale abbiamo il valore della domanda aggregata.

La seconda equazione  AD=Y  è la retta passante per l’origine inclinata a 45 gradi.

Mentre la prima equazione AD=C+I+G è la retta che ha per intercetta all’origine la spesa autonoma (SA) ed è inclinata meno di 45 gradi.

Il loro punto di intersezione è il reddito di equilibrio Ye.

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Per comprendere meglio la costruzione di questo sistema ti invito a leggere l’articolo dedicato alla domanda aggregata (modello matematico).

NASCITA DELLA MACROECOMIA

Il modello di domanda aggregata deve alle rivoluzionarie idee di uno dei più grandi economisti del XX secolo, l’inglese John Maynard Keynes (1883-1946).

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Nella figura sotto mostriamo alcuni aspetti salienti della sua vita.

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Uno dei baluardi della teoria keynesiana è certamente l’interventismo statale.

Questa teoria afferma che lo Stato ha il compito di intervenire all’interno dell’economia per regolarne i cicli economici e stabilizzarli.

L’economia senza l’intervento statale è inevitabilmente portata a generare delle crisi di natura finanziaria e pertanto non è in grado di autoregolarsi

Dobbiamo sapere che Keynes non è nato interventista.

Anzi nella sua gioventù era un fermo sostenitore della teoria smithiana.

(Ricordiamo che Adam Smith è considerato il padre fondatore dell’economia in senso moderno).

Uno degli assunti principali del papà di tutti gli economisti occidentali è che nell’economia è presente una forza detta “mano invisibile” che riesce a riportare tutto in un equilibrio ottimale.

In altre parole l’autore scozzese sostiene che se tutti gli attori economici presenti in un sistema economico perseguono il loro interesse individuale allo si riuscirà anche a perseguire un equilibrio collettivo.

Un passo che molto spesso mi piace ricordare è il seguente:

“Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse.”

Un altro passo famoso a ribadire questo concetto è:

” gli individui generano ordine sociale e sviluppo economico nonostante non agiscano con l’intenzione di generarlo, ma con quella di perseguire il proprio interesse personale“.

La storia di Keynes aveva però vissuto un evento che molto probabilmente Adam Smith non aveva previsto e parliamo di una delle più cruente crisi economiche che il mondo occidentale aveva mai vissuto: la crisi del ’29.

Questa crisi economica diversamente dalle precedenti era una crisi dovuta alla sovra-produzione.

L’economia viaggiava ad un ritmo veloce e dinamica senza (o con pochi) interventismi statali ed era stata in grado di creare un gigantesco sistema finanziario che si moltiplicava come fanno le cellule del cancro.

Gli istituti finanziari prosperavano senza alcun controllo, le attività si moltiplicavano e i prezzi delle azioni si gonfiavano.

Tutto questo sistema è sembrato crollare in solo giorno con la data simbolica del 29 ottobre del 1929, passato alla storia come il martedì nero di Wall Street.

In pochi giorni la borsa aveva bruciato quasi la metà di tutta la sua capitalizzazione.

L’economia di mercato aveva dimostrato che senza una adeguata regolamentazione non era  in grado di autogestirsi ma solamente di causare dei danni.

Un po’ come quando si dice: “quando manca il gatto i topolini ballano”.

Questo evento che parte dagli Stati Uniti raggiunge in poco tempo anche tutto il resto del mondo occidentale che seguiva il modello dell’economia libera generando panico, disoccupazione e deflazione.

La prima economia ad essere colpita molto duramente era certamente quella inglese ovvero la patria di Keynes che era la partner commerciale privilegiata degli USA.

Soprattutto dopo quell’evento le idee di Keynes si orientavano verso un forte interventismo statale.

Secondo l’autore in tali situazioni di crisi lo Stato ha lo scopo di far ripartire l’economia e le strategie necessarie da adottare sono:

  •  creare posti di lavoro pubblici
  •  riequilibrare le bilance dei pagamenti 
  •  regolamentare il settore finanziario di modo che non possa arrecare danno
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Dobbiamo pensare però che per Keynes l’interventismo statale non ha niente a che vedere con il comunismo di Karl Marx (1818-1873).

Marx in particolare sosteneva infatti che lo Stato doveva intervenire per regolare ogni aspetto dell’economia attraverso una ferrea programmazione.

Lo Stato proletario dopo aver soppiantato l’egoismo della società borghese e capitalista controlla i mezzi della produzione garantendo una società egualitaria.

Le idee del filosofo hanno dato vita alla società comunista della Russia guidata prima da Lenin ed in seguito da Stalin.

Keynes ritiene che le idee di Marx siano totalmente assurde.

Rivolgendosi all’amico ed economista italiano Sraffa che gli aveva consigliato la lettura dell’opera principale di Marx “il Capitale” scrive:

“Ho provato sinceramente a leggere i volumi di Marx, ma ti giuro che non sono proprio riuscito a capire cosa tu ci abbia trovato e cosa ti aspetti che ci trovi io! Non ho trovato neanche una sola frase che abbia un qualche interesse per un essere umano dotato di ragione. Per le prossime vacanze dovresti prestarmi una copia del libro sottolineata.”

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INTERVENTISMO DELLO STATO SECONDO KEYNES

Lo Stato deve intervenire per regolare i cicli economici e favorire la ripartenza dell’economialaddove vi siano dei fallimenti di mercato.

Nello schema sotto è rappresentato come lo Stato deve comportarsi in tale situazione di crisi economica.

L’interventismo consiste nella creazione di grandi lavori pubblici e di sussidi ai disoccupati.

Questo ovviamente impatta negativamente sul bilancio dello stato.

D’altro canto queste politiche si sostegno vanno però ad aumentare il reddito delle famiglie e diminuiscono la disoccupazione.

Grazie a questi effetti  si genera nell’economia un incremento dei consumi ed un conseguente aumento della domanda aggregata che a suo volta fa aumentare il livello di produzione nazionale.

Questo aumento di produzione è più che proporzionale rispetto all’aumento della domanda autonoma per effetto del moltiplicatore keynesiano dell’economia.

L’aumento della produzione genera dunque un ulteriore aumento dell’occupazione e quindi del reddito dei cittadini.

Dunque anche le entrate fiscali possono aumentare il che migliora lo squilibrio iniziale delle casse dello Stato.

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