PRODOTTO INTERNO LORDO -PIL – DEFINIZIONE

prodotto interno lordo - PIL - 
Il prodotto interno lordo (PIL) è la somma dei beni e servizi finali di un'economia

PIL – DEFINIZIONE

Cominciamo con il dire che vi sono tre definizioni principali di prodotto interno lordo (PIL).

La prima definizione ci dice che il PIL è la somma del valore dei beni e servizi finali di un’economia

La seconda definizione è che si tratta della somma dei redditi di un’economia.

Mentre per la terza definizione possiamo vedere il PIL come la somma dei valori aggiunti di un’economia.

Nel corso di questa lettura andremo a vedere in maniera più precisa come calcolare attraverso semplici esempi il prodotto interno lordo.

Approfondiamo inoltre la questione entrando nello specifico della contabilità nazionale redatta ogni anno dall’ISTAT.

prodotto interno lordo - PIL - 3 definizioni

UN PO’ DI CONFUSIONE SUL CONCETTO DI PIL 

Scommetto che ti sarà capitato almeno una volta nella vita di sentire al telegiornale o di leggere su un giornale “titoloni” in prima pagina come ad esempio:

“Crescita del PIL al 4,2%”

“Il PIL dell’Italia cala a sorpesa nel secondo trimestre” 

Oppure altri titoli come quelli mostrati nella figura sottostante.

prodotto interno lordo - PIL - giornali
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Molto spesso questi articoli sono accompagnati da grafici come quelli sotto in figura.

prodotto interno lordo - PIL - grafici
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Scommetto anche che molto spesso avrai avuto molta confusione su questi argomenti.

Se è così non ti preoccupare perché questo è il posto giusto per cominciare a fare un po’ di chiarezza su questo argomento.

Diamo dunque inizio alle danze e cominciamo con la prima definizione di prodotto interno lordo.

PIL COME SOMMA DI VALORE DI BENI E SERVIZI FINALI DI UN’ECONOMIA

Cominciamo dalla prima definizione di prodotto interno lordo.

Il PIL è una grandezza macroeconomica che esprime a prezzi di mercato il valore aggregato dei beni e servizi finali di un’economia.

Ribadiamo bene ancora una volta il concetto : beni e servizi finali !!!

Si definiscono beni e servizi finali di un’economia quei beni che sono destinati all’utilizzo finale del consumatore.

Dunque sono beni finali: cibi e bevande, vestiti, elettrodomestici, case e automobili, scuole e ospedali, mezzi armati.

Mentre non consideriamo beni finali le matrie prime e i beni intermedi.

prodotto interno lordo - PIL - somma di beni e servizi finali

ESEMPIO DEL CALCOLO DI PIL CON LA PRIMA DEFINIZIONE

Per capire meglio come viene calcolato il PIL facciamo un semplice esempio.

Ipotizziamo un’economia che produce solo quattro beni: cibo, vestiti, automobili e case.

Nella tabella sottostante riportiamo sulla prima colonna i nomi dei beni.

Mentre sulla seconda e terza colonna rispettivamente il loro prezzo e la quantità prodotta e consumata dall’economia.

prodotto interno lordo - PIL - esempio

Sulla quarta colonna calcoliamo l’importo della spesa che corrisponde al valore di questi beni.

Questo valore è ottenuto moltiplicando il prezzo per la quantità.

$$\text{VALORE}=\text{PREZZO}\times \text{QUANTITA’}=PQ$$

Ad esempio il valore della spesa per il cibo è 10 (prezzo) moltiplicato per 1.000 (unità prodotte e consumate) che ci da un valore pari a 10.000

Il prodotto interno lordo corrisponde alla somma di tutti i valori 

$$ PIL = \sum P_i Q_i $$

prodotto interno lordo - PIL -

PIL = CONSUMI + INVESTIMENTI + SPESA PUBBLICA

Una classificazione molto ricorrente all’interno della macroeconomia vede il PIL come la somma di tre grandi categorie di beni.

Queste categorie sono: consumi, investimenti e spesa pubblica.

Questa categoria rappresenta in qualche modo (anche se non in maniera precisa) la presenza di sul territorio di tre categorie: famiglie, imprese e pubblica amministrazione.

prodotto interno lordo - PIL - consumi investimenti e spesa pubblica

CONSUMI : NON DUREVOLI E DUREVOLI

consumi sono quei beni destinati ai consumatori privati, dunque principalmente le famiglie.

Possiamo suddividere a loro volta i consumi sulla base della durata dei beni: consumi non durevoli e durevoli.

I consumi non durevoli si riferiscono a quei beni con ciclo di utilizzo con breve durata.

Ad esempio troviamo in questa categoria: le categorie di cibi e bevande e vestiti.

Mentre i consumi durevoli fanno riferimento a beni con un ciclo di durata più lunghi.

Appartengono a questa seconda categorie automobili, mobili ed elettrodomestici.

INVESTIMENTI: RESIDENZIALI E NON RESIDENZIALI

Gli investimenti sono generalmente quei beni di lunga durata grazie ai quali possiamo produrre i beni finali.

In realtà anche qui operiamo una distinzione in residenziali e non residenziali.

Gli investimenti residenziali sono le abitazioni in qualsiasi forma possono manifestarsi: appartamenti, condomini, villette a schiera, ville, baite, alberghi.

Ovvero sono strutture destinate ad ospitare gli individui e usate a scopo abitativo.

In questo senso questi sono investimenti fatti dalle famiglie.

Mentre gli investimenti non residenziali sono rappresentati dai mezzi della produzione.

Ne sono esempi i magazzini, gli impianti e i macchinari, ovvero tutti quei beni che rientrano nel processo di produzione di medio e lungo termine dei beni e servizi finali.

Nella contabilità aziendale i costi di questi cespiti di produzioni sono riportati nel conto economico dell’azienda mediante gli ammortamenti, che rappresentano la quota di costo annua che viene ripartita nel corso di più esercizi.

Ad operare questo tipo di investimento è dunque la categoria degli imprenditori privati.

SPESA PUBBLICA

La terza categoria di beni del PIL è la spesa pubblica.

La spesa pubblica consiste in tutti gli acquisti fatti dallo stati, attraverso la pubblica amministrazione, i ministeri, comuni, regioni, enti pensionistici per far fronte alle esigenze di natura e finalità pubblica.

Generalmente queste finalità di natura pubblica sono classificate sulla base dei ministeri come ad esempio:

  • Economia e finanza
  • Sanità
  • Istruzione
  • Politiche agricole
  • Giustizia e difesa

Attenzione che conteggiamo nel calcolo del prodotto interno lordo solamente la spesa per i beni e servizi finali e non le paghe dei dipendenti o delle pensioni (che occupa una grossa fetta).

Dunque sono conteggiati nel PIL la costruzione di scuole, ospedali, mezzi armati, pasti , arredamento, attrezzature mediche.

Ma non sono conteggiate le paghe di medici, insegnanti e impiegati delle poste e pensioni.

Infatti in questo secondo caso parliamo di trasferimenti.

prodotto interno lordo - PIL - consumi, investimenti e spesa pubblica
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LA CONTABILITA’ NAZIONALE – ISTAT

Chi redige la contabilità nazionale?

In Italia così come negli altri paesi europei esistono istituiti specializzati che contabilizzano le voci del PIL.

Nel nostro caso Italiano stiamo parlando dell’ISTAT, ovvero l’Istituito d Statistica Nazionale.

Lasciamo direttamente il privilegio a questo Istituto di fare la sua presentazione:

prodotto interno lordo - PIL - istat

Dal sito dell’ISTAT è possibile scaricare i dati sulla contabilità nazionale che sono di dominio pubblico.

Sotto mostriamo una tabella che si riferisce ai dati nazionali itali nel periodo che va dal 2019 al 2023.

Sulla prima riga abbiamo subito il valore del PIL calcolato con i prezzi di mercato dei beni e servizi.

Questo è detto anche PIL NOMINALE 

Il valore del prodotto interno lordo italiano nel 2023 è di circa 2.085 miliardi di euro.

Possiamo facilmente notare come sia costantemente cresciuto dal 2019 dove si trovava al livello di 1.800 miliardi circa.

A parte un calo che si è registrato durante l’anno della pandemia ovvero il 2020.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale
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Nel grafico sotto riportiamo lo stesso andamento del pil in un grafico a bastoncini.

In particolare sull’asse orizzontale sono riportati i tempi mentre sull’asse verticale il valore del PIL in migliaia di euro.

L’altezza dei bastoncini indica l’ammontare del valore aggregato dei beni.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale

Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.

COMPONENTI DEL PIL 

Riconosciamo principalmente quattro componenti del prodotto interno lordo: consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette.

Per dirla in termini di domanda aggregata di Keynes possiamo scrivere la seguente equazione:

$$ AD = C + I + G + NX \\ \ \\ \begin{aligned}&\text{AD} = \text{domanda aggregata}\\&C = \text{consumi}\\&I = \text{investimenti}\\&G = \text{spesa pubblica}\\&NX = \text{esportazioni nette}\end{aligned}$$

Queste ultime sono date dalla differenza tra il valore dei beni esportati e dei beni importati

Nella contabilità nazionale dell’ISTAT tuttavia non sembra comparire la spesa pubblica.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale, consumi investimenti e spesa pubblica

In realtà se andiamo a rileggere attentamente le voci dei consumi notiamo che due di queste ( Spesa delle AP e Spesa delle ISP) si riferiscono proprio alla spesa pubblica

Infatti la prima delle due è la spesa delle amministrazioni pubbliche, mentre la seconda sono le spese degli istituti di previdenza.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale, consumi investimenti e spesa pubblica
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Se osserviamo ancora più attentamente notiamo inoltre la presenza della voce : variazione delle scorte.

Questa voce si riferisce al fatto che non tutti i beni che sono prodotti risultano anche consumati.

Infatti se vi è una eccedenza della produzione questo determina un incremento del valore del magazzino.

Siccome però queste scorte risultano percentualmente molto basse rispetto al valore complessivo del PIL potremmo considerarle come trascurabili.

Quando sono andato a ricostruire i valori le ho considerate come parte degli investimenti.

Nel grafico sotto riportiamo ancora l’andamento del PIL tenendo conto delle sue principali componenti.

Notate bene che la spesa pubblica (G) l’ho semplicemente contornata con il giallo all’interno dei consumi.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale, consumi investimenti e spesa pubblica, esportazioni nette

Possiamo riportare gli stessi dati a livello percentuale.

In questo caso i bastoncini risultato tutti alti uguali ad indicare che il totale coincide con il 100%.

In questo modo possiamo notare se vi sono state delle sostanziali variazioni interne rilevanti circa le componenti stesse del PIL.

Nel nostro caso italiano vediamo subito che le componenti percentuali non hanno subito notevoli cambiamenti durante il periodo indicato.

prodotto interno lordo - PIL - contabilità nazionale, consumi investimenti e spesa pubblica

RIPARTIZIONE DEI CONSUMI 

Se siamo ancora più curiosi e vogliamo spingerci oltre possiamo vedere all’interno che i consumi sono a loro volta costituiti da molti gruppi di beni.

Dai beni più essenziali come: cibi e bevande, vestiti, abitazione acqua elettricità, servizi sanitari.

Fino ad arrivare a beni che danno maggior benessere come trasporti, comunicazione, istruzioni cultura e alberghi.

Sotto possiamo visualizzare graficamente come si sono mosse le varie componenti all’interno del nostro paese.

prodotto interno lordo - PIL - consumi

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito
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PIL COME SOMMA DI VALORE AGGIUNTI 

Una seconda definizione di PIL è la somma dei valori aggiunti di una economia.

Tale definizione si basa sul fatto che l’economia di un paese può essere suddivisa in tre settori principali: primario, secondario e terziario.

Il settore primario comprende le attività di estrazione di materie prime cui possiamo aggiungere  la caccia, la pesca, la pastorizia, l’agricoltura.

Con queste attività vengono si ricavano direttamente dalla natura le risorse che sono essenziali per la sopravvivenza dell’uomo.

Il settore secondario riguarda tutta l’attività manifatturiere e industriali.

Ne sono esempi l’edilizia, l’artigianato, le industrie chimiche, tessili, agroalimentari, metallurgiche.

Le attività del settore secondario trasformano attraverso fasi intermedie le materie prime che provengono dal settore primario, al fine di rendere il prodotto adatto al consumo.

Infine abbiamo il settore terziario anche definito dei servizi.

Qui troviamo tutte le attività che sono di ausilio al settore primario e secondario.

Esempi di attività del settore terziario sono: vendita dei prodotti, consulenze, assicurazioni, salute e benessere, trasporti.

Alcuni economisti riconoscono anche la presenza di un settore quaternario che si occupa dell’elaborazione dei dati e sfrutta le tecnologie informatiche.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, settore primario secondario e terziario
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PIL COME SOMMA DEI REDDITI

Una terza definizione di prodotto interno lordo è la somma dei redditi di un’economia.

In questo caso intendiamo i redditi di tutte le categorie di attori presenti nel mondo economico come ad esempio: agricoltori, operai, artigiani, dirigenti, medici, professori, banchieri, poliziotti, avvocati, matematici.

Possiamo distinguere questi redditi in due grandi categorie: lavoratori dipendenti e imprenditori.

I primi sono quelli che lavorano alle dipendenze di qualcuno.

Mentre i secondi sono quelli che svolgono una attività imprenditoriale indipendente.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, reddito da lavoro e da capitale

ESEMPIO DI CALCOLO DEL PIL 

Supponiamo di trovarci di fronte ad una economia molto semplice con tre settori principali: primario secondario e terziario costituiti da una sola impresa per settore.

Distinguiamo inoltre due categorie di lavoratori: lavoratori dipendenti e imprenditori (capitalisti).

Definiamo inoltre reddito da lavoro i redditi che percepiscono i lavoratori dipendenti.

Mentre con reddito da capitale intendiamo il reddito percepito dai capitalisti.

Impostiamo pertanto la tabella sottostante.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito

Immaginiamo ora che il settore primario venda i suoi prodotti finali al settore secondario che a sua volta li vende al settore terziario.

Il settore terziario venderà infine questi prodotti ai consumatori finali.

Ogni settore sosterrà dunque due costi: il costo di acquisto dei beni che lavora (o che vende) e il costo del lavoro grazie al quale il prodotto viene lavorato oppure venduto.

Quando il prodotto di ogni settore è arrivato allo stadio finale di lavorazione verrà venduto al settore successivo (o al consumatore) generando dei ricavi di vendita.

Questi ricavi vengono infine distribuiti come reddito tra i lavoratori e i capitalisti.

Se con questa descrizione ci avete capito poco non preoccupatevi perché stiamo per descrivere in maniera specifica questo processo.

SETTORE PRIMARIO: AGRICOLTURA DEL GRANO

Vogliamo ad esempio capire in modo semplice come funzione il PIL della pasta di un’economia

Partiamo dunque dal primo settore dell’economia quello primario.

In questo caso le risorse o materie prime vengono ricavate direttamente dalla natura dunque non vi sono costi di produzione.

Nel caso specifico la materia prima è il grano che viene utilizzato per produrre la pasta.

L’unico costo di questo settore è rappresentato dal lavoro degli agricoltori che seminano e raccolgono il grano.

(per i più pignoli immaginiamo che i semi vengano ricavati dalla natura)

Ipotizziamo di pagare gli agricoltori 100.

Questo grano viene poi venduto al settore secondario dell’industria che produce pasta generando ricavi di 300.

Una volta che i capitalisti hanno pagato gli agricoltori si intascheranno la cifra di 200 che è il reddito da capitale nel settore primario.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

SETTORE SECONDARIO: INDUSTRIA DELLA PASTA

Ora tutto il grano è arrivato nel settore secondario, ovvero quello dell’industria che lavora il grano per produrre la pasta.

Il costo sostenuto dall’industria per comprare il grano coincide con i ricavi del settore primario.

A questi costi di acquisto pari a 300 aggiungiamo il costo del lavoro necessario per trasformare il grano in pasta.

Quantifichiamo questo costo del lavoro in 200.

Alla fine del processo di produzione la pasta viene dunque venduta al settore terziario generando ricavi per 1.000.

Il reddito da capitale in questo settore è dato dunque dalla differenza di questi ricavi cui vengono tolti tutti i costi della produzione (acquisto + lavoro) 

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

SETTORE TERZIARIO: VENDITA

Analizziamo ora il settore terziario, ovvero il settore in cui la pasta viene venduta nel negozio.

Questo settore ha acquistato la pasta dal settore secondario dell’industria sostenendo un costo di acquisto di 1.000.

Immaginiamo quindi che i costi del personale di vendita ammontino a 500.

Successivamente il prodotto pasta viene venduto ai consumatori finali, generando ricaviper 2.500.

A questo punto il guadagno dei capitalisti o reddito da capitale sarà pari alla differenza tra i ricavi di vendita e tutti costi sostenuti (acquisto + personale) 

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.

CALCOLO DEL PIL: SOMMA DEI BENI FINALI 

Adesso possiamo analizzare il valore del PIL seguendo le tre definizioni.

Cominciamo dalla prima definizione ovvero quella del valore dei beni e servizi finali.

In questo caso possiamo subito dire che si tratta dei ricavi generati dal settore terziariodi vendita ovvero 2.500.

Questo valore è infatti il valore della pasta (bene finale) che viene venduta ai consumatori finali 

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

PIL COME SOMMA DEI REDDITI

Seguiamo ora la terza definizione di prodotto interno lordo: la somma dei redditi generati dall’economia.

Dobbiamo quindi sommare i redditi delle due tipologie di gruppi sociali presenti nel territorio: lavoratori e capitalisti

$$ PIL = \sum \text{REDDITI DA LAVORO} + \sum \text{REDDITI DA CAPITALE} $$

Partiamo dai redditi da lavoro.

Nel settore primario questi ammontano a 100, nel settore secondario sono 200, mentre nel settore terziario risultano 500, dunque:

$$ \text{REDDITI DA LAVORO} = 100 + 200 + 500 = 800 $$

Per quanto riguarda i redditi da capitale abbiamo: 200 dal settore primario, 500 dal settore secondario e 1.000 dal settore terziario.

$$ \text{REDDITI DA CAPITALE} = 200 + 500 + 1.000 = 1.700 $$

Dunque otteniamo il PIL sommando i redditi dei due gruppi

$$ PIL = 800 + 1.700 = 2.500 $$

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

PIL COME VALORE AGGIUNTO 

Non ci resta ora che analizzare la terza definizione di PIL, quella del valore aggiunto.

Il valore aggiunto di ogni settore è dato dalla differenza tra i ricavi di vendita e il costo di acquisto (dunque non si considera il costo del lavoro) 

$$\text{VALORE AGGIUNTO}=\text{RICAVI}-\text{COSTO DI ACQUISTO}$$

Nel settore primario non vi sono costi di acquisto, dal momento che le materie prime vengono estratte direttamente dalla natura.

Pertanto il valore aggiunto corrisponde ai ricavi di vendita del grano al settore industriale che ammontano a 300.

$$ \text{VA(SETT PRIM)} = 300 – 0 = 300 $$

Questo significa che il settore primario ha generato dal nulla una ricchezza pari a 300 per l’intera economia.

Nel settore secondario

$$ \text{VA(SETT SEC)} = 1.000 – 300 = 700 $$

Mentre nel settore terziario:

$$ \text{VA(SETT TERZ)} = 2.500 – 1.000 = 1.500 $$

Dunque sommando i valori aggiunti generati dai tre settori abbiamo il valore aggiunto di tutta l’economia

$$ \text{VALORE AGGIUNTO} = 300 + 700 + 1.500 = 2.500 $$

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, esempio

IL VALORE AGGIUNTO NELLA CONTABILITÀ NAZIONALE 

Possiamo ritrovare il valore aggiunto in una sezione apposita della contabilità nazionale  redatta dall’ISTAT.

Nella tabella sottostante riportiamo i valori aggiunti generati dai tre settori fondamentali dell’economia.

(in realtà per arrivare al totale bisognerebbe aggiungere l’importo dell’IVA)

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

Nel grafico sottostante possiamo vedere gli stessi dati della tabella (i principali) con una forte evidenza del fatto che la componente certamente più significativa del PIL è quella generata dal settore terziario.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

Gli stessi dati mostrano infatti che percentualmente il settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca) si trova al di sotto del 5%.

Il settore secondario (industria)  occupa una quota di circa il 25%.

Mentre il settore terziario (servizi) riveste il ruolo con la restante quota di circa il 70% del PIL.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

REDDITI DA LAVORO E CAPITALE NELLA CONTABILITÀ NAZIONALE

Nella stessa contabilità nazionale sono riportati i dati relativi ai redditi da lavoro per i tre settori economici.

Agendo per differenza si possono ricavare anche quelli da lavoro indipendente (redditi da capitale).

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

Nella tabella sottostante per ogni anno dal 2019 al 2023 è mostrato l’andamento delle due tipologie di reddito.

Notiamo facilmente che il reddito da capitale o lavoro autonomo è sempre maggiore rispetto a quello da lavoro dipendente.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

In particolare osservando i dati a livello percentuale rileviamo che i redditi da lavoro (dipendente) costituiscono circa il 45% del PIL contro il 55% da capitale.

prodotto interno lordo - PIL - valore aggiunto e reddito, contabilità nazionale

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