EFFETTO DI IMPOSTE E SPESA PUBBLICA SUL REDDITO

imposte e spesa pubblica, bilancio dello stato e domanda aggregata, modello keynesiano

Quando lo Stato vuole rilanciare il reddito nazionale dovrebbe aumentare la spesa pubblica oppure diminuire le imposte?

In questo articolo cerchiamo di dare una risposta a questa domanda basandoci sul modello keynesiano della domanda aggregata.

Ricordiamo innanzitutto come possiamo scrivere in sintesi il bilancio dello Stato (BS).

Questo può essere visto come la differenza di due componenti.

La prima sono le tasse imposte e contributi che indichiamo con la lettera T e costituiscono le entrate dello Stato.

Mentre la seconda è la spesa pubblica (G) che rappresenta le uscite.

Dunque scriviamo in sintesi che il bilancio è:

$$BS = T – G$$

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OBIETTIVI DELLO STATO: CRESCITA ED EQUILIBRIO

Tra gli obiettivi più importanti dello Stato vi è quello di stabilire le condizione per una solida e durevole crescita economica.

Questo obiettivo deve essere raggiunto senza però mettere a repentaglio l’equilibrio di bilancio.

Riconosciamo dunque due politiche fiscali che il Governo può adottare che vanno a modificare il saldo di bilancio.

Da un lato troviamo la politica fiscale espansiva e dall’altro la politica fiscale restrittiva.

Una politica fiscale espansiva si verifica quando il Governo aumenta la spesa pubblica oppure diminuisce le imposte.

Questa politica ha lo scopo di favorire o di espandere il reddito nazionale ma dall’altro peggiora senz’altro il bilancio dello Stato.

Mentre abbiamo una politica fiscale restrittiva nel momento in cui il Governo riduce la spesa pubblica oppure aumenta le imposte.

Questo tipo di politica è sicuramente dannoso da un lato per il PIL nazionale nel breve periodo, anche se dall’altro migliora certamente il bilancio.

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POLITICA FISCALE ESPANSIVA

La politica fiscale espansiva è una manovra fatta dal governo che ha la finalità di espandere il reddito o PIL nazionale.

In particolare può essere effettuata secondo due modalità.

La prima è quella di aumentare la spesa pubblica (G cresce), mentre la seconda è diminuire le imposte (T scende).

In particolare abbiamo un aumento della spesa pubblica quando il Governo acquista beni e servizi destinati al raggiungimento di una pubblica finalità.

Anche la creazione di nuovi posti di lavoro pubblici (seppur non strettamente conteggiata nel PIL) fa parte di questa manovra.

Ad esempio abbiamo un aumento della spesa pubblica quando lo Stato costruisce scuole, ospedali, strade.

Analogamente anche quando offre nuovi servizi di assistenza agli anziani o al reddito.

Includiamo in questa categoria (come aumento di trasferimenti) l’assunzione di nuovi insegnanti, medici e poliziotti.

Un secondo modo di intervento nell’economia è quello in cui lo Stato taglia imposte, tasse e contributi che costituiscono le sue entrate.

Un esempio di questa modalità di intervento è il taglio del cuneo fiscale come quando si taglia l’IRPEF, l’IVA, oppure quando si offrono agevolazioni alle imprese per gli investimenti.

Due esempi molto interessanti che sono stati introdotti negli anni recenti in Italia sono il reddito di cittadinanza (già presente in Francia) e la flat tax per le imprese.

Il reddito di cittadinanza è un sostegno al reddito che stabilisce un reddito minimo di sussistenza per i disoccupati che devo essere reinseriti nel contesto sociale del lavoro.

La flat tax rappresenta invece un tentativo di introdurre un’unica aliquota di reddito valida per tutti i contribuenti.

Ben lungi dall’essere attuata in Italia possiamo trovare qualche timido tentativo nell’ambito delle imprese con il regime forfettario.

Teniamo conto che vi sono infiniti modi e combinazioni in cui lo Stato può adottare una politica fiscale restrittiva.

Ad esempio potrebbe agire sia nella direzione del taglio di imposte che nell’aumento della spesa pubblica.

I problemi sono molto spesso legati a vantaggi o svantaggi di alcuni gruppi sociali a scapito di altri.

Quando lo Stato sceglie il taglio delle imposte potrebbe andare a vantaggio delle imprese oppure dei lavoratori.

Se il vantaggio è rivolto alle imprese potrebbe favorire il settore dell’edilizia e sfavorire quello del automotive.

Anche l’aumento della spesa pubblica presenta le stesse complicanze.

Il governo potrebbe aumentare la spesa per l’Istruzione e per il lavoro a scapito della difesa e della Sanità.

E interviene nell’Istruzione potrebbe favorire le università a scapito delle scuole primarie.

Se interviene a favore dell’Università potrebbe favorire le università scientifiche ed economiche a scapito.

Comunque sia possiamo dire che questo tipo di intervento pubblico aumenta il reddito nazionale nel breve periodo.

L’effetto collaterale è quello di peggiorare certamente il bilancio pubblico.

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POLITICA FISCALE RESTRITTIVA

La politica fiscale restrittiva è una manovra con la quale il governo diminuisce la spesa pubblica oppure aumenta le imposte.

Questa politica ha come finalità principale il miglioramento del saldo di bilancio pubblico.

Se consideriamo ad esempio l’attuale situazione italiana (anno 2024) non possiamo non notare quanto il debito pubblico sia enorme.

Attualmente questo debito risulta pari a 2900 miliardi contro un PIL nominale di circa 2.100 miliardi, dunque ha un incidenza di quasi il 140% sul PIL.

Questo significa che per ogni reddito di PIL ce ne sono 1,4 di debito.

Ragionando in termini umani è come se avessimo un lavoratore che percepisce un reddito lordo annuo di 20.000 euro che si trova indebitato di circa 30.000 euro.

Chiaramente dovrà restituire tutti e 30.000 euro sommati agli interessi.

Nel momento in cui non riesce a restituire il capitale il soggetto dovrà pagare gli interessi, e se non riesce a pagarli tutti allora si accrescerà il reddito.

L’Italia negli ultimi anni ha sempre aumentato il suo debito percentualmente sul PIL, dunque si fanno sempre maggiori le pressioni per diminuire questo debito.

A tale scopo quindi serve un politica fiscale restrittiva che si esplicita in una diminuzione della spesa pubblica oppure in un aumento delle imposte.

I problemi di intervento sono simili a quelli della politica fiscale espansiva.

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ESEMPI STORICI  DI SPESA PUBBLICA E IMPOSTE

Proponiamo sotto alcuni esempi che mostrano l’andamento della spesa pubblica e delle imposte in diversi paesi.

Partiamo con la spesa pubblica italiana nel settore sanitario.

Possiamo notare come il valore nominale spesa ovvero quello valutato ai prezzi correnti sia raddoppiata passando dai 65 miliardi del 2000 fino ad arrivare ai circa 130 miliardi nel 2025.

Se però valutiamo la stessa spesa in termini reali con riferimento ai prezzi del 2000 (applicando cioè il deflatore del PIL) possiamo come questa sia aumentata fino a 90 miliardi nel 2010 per poi tornare un po’ al disopra del livello iniziale a 75 miliardi nel decennio successivo.

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In un altro scenario mostriamo l’andamento congiunto delle spese militari di Stati Uniti, Cina e Russia dal 1990 fino al 2020.

Possiamo vedere come gli Stati Uniti abbiamo certamente mantenuto la più alta spesa militare tra i tre paesi con un ammontare di 766 miliardi nel 2020 e una porzioni di PIL pari al 3,7%.

Contestualmente durante questo periodo nei due ex paesi comunisti la spesa militare ha continuato a lievitare in maniera costante assestandosi nel 2020 al 4,3% del Pil nel caso della Russia e all’1,7% della Cina.

Questo indica che questi due paesi si stanno riabilitando a pieno titolo nel mondo della guerra.

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Sotto ancora mostriamo un confronto tra i principali paesi europei per quanto riguardo la tassazione sui beni immobili nel ventennio dal 2000 al 2020.

In pole position abbiamo il Regno Unito e la Francia dove i livelli medi di periodo sono stari rispettivamente del 2,5% e del 3% rispetto al PIL.

 Situazioni abbastanza simili sono quelli della Francia e dell’Italia che sembrano muoversi in simbiosi.

Mediamente ei due paesi rileviamo un aumento della tassazione sugli immobili che passa  dall’0,7% del PIL nel 2000 a circal’1,3% (quasi raddoppiata)

Trai maggiori paesi la Germania è quella con una tassazione inferiore che è rimasta pressoché costante per tutto il periodo considerato al di sotto dello 0,5%.

La media europea è leggermente aumentata restando nella fascia da 0,5% all’1%.

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SPESA PUBBLICA OPPURE TASSE: DOVE AGIRE? 

Mentre tutti siamo d’accordo sulla situazione ideale di crescita dell’economia e di salvaguardia del bilancio pubblico non tutti siamo d’accordo su “che cosa si dovrebbe fare nel concreto”.

Supponiamo di essere tutti concordi sul fatto che è necessario un intervento pubblico nell’economia finalizzato a far ripartire la domanda aggregata.

Come dovremmo agire?

Dovremo aumentare la spesa pubblica oppure diminuire le imposte?

Queste visioni dell’economia nel mondo politico fanno molto spesso la differenza tra i governo di destra e di sinistra.

Generalmente un governo di destra o meglio centro destra preferirà un moderato calo della spesa pubblica e un intervento più massiccio nel calo delle imposte specialmente a favore delle imprese.

Queste azioni sono maggiormente rivolte all’aumento dei consumi e degli investimenti.

Un governo di sinistra preferirà invece un lieve aumento delle imposte accompagnato da un più massiccio intervento nella spesa.

Il maggior introito fiscale verrà utilizzato per redistribuire il reddito dai più ai meno abbienti, si creeranno nuovi posti pubblici e si cercheranno di colmare i divari sociali.

Ovviamente non va generalizzato troppo

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Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.

POLITICHE FISCALI NEL MODELLO KEYNESIANO

Cerchiamo ora di dare una risposta preliminare alla domanda posta sopra: cosa deve fare il governo?

Lo faremo con il modello semplificato di domanda aggregata di Keynes.

Ricordiamo che la risposta che stiamo per dare si basa sul breve periodo.

Dunque è una riposta che i governi tendono a mettere in atto in ambito di propaganda elettore.

Esiste poi una risposta più articolata per il medio periodo ed una ancor più credibile che vale per il lungo periodo.

Il modello Keynesiano che andiamo a citare si basa sul concetto di domanda aggregata.

Per ulteriori approfondimenti vedi gli articoli:

  • La domanda aggregata (introduzione) 
  • Modello matematico per la domanda aggregata
  • Modello allargato per la domanda aggregata
  • Modello IS-LM (breve periodo)
  • Modello AS-AD (medio periodo)

Una politica fiscale espansiva aumenta la spesa pubblica oppure diminuisce le imposte.

Supponendo che questa manovra colpisca la spesa autonoma, ovvero quella indipendente dal reddito avremo un aumento della domanda aggregata che si sposta verso l’alto.

Il nuovo reddito di equilibrio sale dunque ad un livello maggiore rispetto al precedente.

In modo speculare una politica fiscale restrittiva diminuisce la spesa autonoma spostando verso il basso la curva di domanda aggregata e facendo diminuire il reddito nazionale.

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Supponiamo che la variazione della spesa pubblica o delle imposte (componenti autonome) sia della stessa entità ma di segno diverso e sia tale da causare lo stesso impatto sul bilancio dello Stato.

Ad esempio avranno lo stesso effetto sul bilancio un aumento di 100 della spesa pubblica o un calo equivalente delle imposte.

La domanda che ci poniamo ora è la seguente: quale delle due politiche porterà maggiori benefici in termini di reddito?

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Cominciamo a partire dal fatto che nel modello Keynesiano di domanda aggregata il reddito di equilibrio (Ye) della nazione viene determinato come il prodotto tra la spesa autonoma (SA) e il moltiplicatore keynesiano della spesa (m) 

$$Y = m \cdot SA$$

Da ciò ne deriva il fatto che possiamo calcolare la variazione del reddito (∆Y) che subisce il reddito quando abbiamo una variazione della spesa autonoma (∆SA) nello stesso modo:

$$Y = m \cdot SA \quad \rightarrow \quad \Delta Y = m \cdot \Delta SA$$

Ricordiamo inoltre che nel modello primitivo di domanda aggregata la spesa autonoma è pari alla somma di consumi, investimenti e spesa pubblica fissa (C0+I+G) 

Alla componente dei consumi viene inoltre sottratta una componente data dal prodotto tra la propensione marginale ai consumi e le imposte   (–cT). 

$$Y = m \cdot (C_0 – cT + I + G – cT)$$

Dunque per calcolare la variazione del reddito moltiplichiamo il moltiplicatore per la somma delle variazioni della spesa

$$\Delta Y = m \cdot (\Delta C_0 – c\Delta T + \Delta I + \Delta G – c\Delta T)$$

Da questa formula possiamo vedere l’effetto di breve periodo sia della variazione della spesa pubblica sia della variazione delle imposte.

In particolare l’effetto della spesa pubblica è pari al prodotto tra il moltiplicatore della spesa (m) e la variazione della spesa pubblica (∆G)

$$\Delta Y = m \cdot (\Delta C_0 – c\Delta T + \Delta I + \Delta G – c\Delta T)$$

Mentre l’effetto della variazione delle imposte è meno marcato perché vi è anche un terzo fattore che è la propensione marginale ai consumi

$$\Delta Y = m \cdot (\Delta C_0 – c\Delta T + \Delta I + \Delta G – c\Delta T)$$

Dunque ricapitolando a parità di importo di ∆G e ∆T che producono lo stesso impatto sul bilancio statale la spesa pubblica ha un incidenza maggiore sul reddito.

Pertanto stando ai risultati di questo modello quando il governo opera una politica fiscale espansiva dovrebbe puntare di più su un aumento della spesa pubblica.

Mentre quando vuole effettuare una politica fiscale restrittiva dovrebbe puntare maggiormente sul calo delle imposte.

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ESEMPIO NUMERICO 

Per capire meglio questo meccanismo a livello numerico facciamo un semplice esempio.

Italia è un’economia chiusa che non commercia con l’estero

La sua funzione di domanda è data da 

$$AD = C + I + G$$

In particolare abbiamo che

$$C = 50 + 0,4(Y – T) \quad T = 30 \quad I = 72 \quad G = 40$$

Calcola il reddito Y di equilibrio 

Trova  il moltiplicatore keynesiano.

Determina l’aumento del reddito derivante da una politica fiscale espansiva di 100:

  • 100% spesa pubblica
  • 100% imposte
  • 60% spesa pubblica 40% imposte

Riportiamo nell’immagine inferiore la prima parte di esercizio che è già stata risolta nell’articolo modello matematico della domanda aggregata.

In particolare si risponde alla domanda di trovare il reddito di equilibrio.

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Trova  il moltiplicatore keynesiano è stato risolto nell’articolo dedicato al moltiplicatore keynesiano

POLITICA ESPANSIVA 100: 100% SPESA PUBBLICA

Andiamo come primo caso a considerare il caso di un aumento totale della spesa pubblica di 100.

$$\Delta G = 100$$

In questo caso l’aumento del reddito risulta pari a:

$$\Delta Y = m \Delta G\\ \Delta Y = 1,667 \cdot 100 = 166,7$$

Il nuovo reddito di equilibrio è pertanto

$$Y_2 = Y_1 + \Delta Y \\ Y_2 = 250 + 166,7 = 416,7$$

POLITICA ESPANSIVA 100: 100% TAGLIO IMPOSTE FISSE

Nel caso in cui operiamo con un totale taglio delle imposte 

$$\Delta T = -100$$

La conseguente variazione del reddito in questo caso risulta minore del precedente

$$\Delta Y = -m c \Delta T \\ \Delta Y = -1,667 \cdot 0,4 \cdot (-100) = 66,68 \approx 66,7$$

Dunque il nuovo reddito è:

$$Y_2 = Y_1 + \Delta Y \\ Y_2 = 250 + 66,7 = 316,7$$

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Se invece decidiamo di adottare un mix con il 60% di aumento della spesa pubblica e il 40% di taglio delle imposte, avremo come risultato una variazione che è una via di mezzo.

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Nel grafico sottostante mostriamo i tre risultati:

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