
Il monopolio e la concorrenza perfetta sono due forme di mercato agli antipodi.
Tra queste due forme di mercato troviamo due casistiche intermedie che sono la concorrenza monopolistica
In questo articolo cerchiamo di capire quali sono le principali differenza tra queste due situazioni.

INDICE
- 1 MONOPOLIO VS CONCORRENZA PERFETTA
- 2 IMPARA LA MICROECONOMIA
- 3 BARRIERE ALL’ENTRATA
- 4 IMPARA LA MICROECONOMIA
- 5 RIASSUNTO : MONOPOLIO VS CONCORRENZA PERFETTA
- 6 CONFRONTO GRAFICO DEGLI EQUILIBRI TRA MONOPOLIO E CONCORRENZA PERFETTA
- 7 HAI QUALCHE DOMANDA ?
- 8 IMPARA LA MICROECONOMIA
- 9 L’ARTICOLO TI è PIACIUTO ?
MONOPOLIO VS CONCORRENZA PERFETTA
Le principali differenze tra il monopolio e la concorrenza perfetta riguardano i seguenti aspetti:
- Numero di imprese operanti nel mercato
- Comportamento in riferimento al prezzo
- Barriere all’entrata
- Profitti nel lungo periodo
NUMERO DELLE IMPRESE OPERANTI NEL MERCATO
La caratteristica più evidente che scandisce una netta differenza tra il monopolio e la concorrenza perfetta è il numero di imprese presenti nel mercato.
Nel monopolio opera una sola impresa che è il monopolista che domina il mercato.
Mentre nella concorrenza perfetta l’offerta è frammentata in tante imprese che ricoprono una quota molto piccola del mercato.

COMPORTAMENTO RISPETTO AL PREZZO
Anche il comportamento che hanno le imprese in riferimento al prezzo è un altro punto chiave per comprendere le differenze tra le due forme di mercato.
In particolare nel monopolio il monopolista è un “price maker” mentre nella concorrenza perfetta le imprese sono “price taker“.
Detto in altre parole il monopolista fissa quel prezzo che sulla base delle caratteristiche della curva di domanda che si trova a fronteggiare gli fa ottenere il più alto profitto.
In particolare questo prezzo viene fissato in corrispondenza della quantità in cui il suo costo marginale eguaglia il ricavo marginale.
Questa quantità è detta anche quantità di monopolio ed il prezzo che pagheranno i consumatori per quella quantità è detto prezzo di monopolio.

Nella concorrenza perfetta invece l’impresa si comporta come “price maker”, ovvero prende il prezzo come dato dal mercato.
Questo prezzo è determinato dall’intersezione della curva di domanda con la curva di offerta di mercato.
Tale curva di offerta è determinata sommando orizzontalmente le curve di costo marginale delle singole imprese presenti.
Il prezzo che si determina nel mercato coincide quindi con il ricavo marginale delle imprese.
Ogni impresa presente nel mercato della concorrenza perfetta decide la sua quantità da produrrein corrispondenza della quantità che le darà il massimo profitto.
Ovvero la quantità in cui i costi marginali eguagliano i ricavi marginali (ovvero il prezzo).
L’impresa resta nel mercato fino a che riesce a remunerare tutti i costi variabili.
Se non è soddisfatta questa condizione allora sarà costretta ad uscirne, quindi la curva di offerta si sposterà a sinistra.
Nel caso in cui i profitti siano positivi nuove imprese entrano nel mercato

IMPARA LA MICROECONOMIA
Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.
BARRIERE ALL’ENTRATA
Il monopolio si distingue dalla libera concorrenza per la presenza di barriere all’entrata.
Queste barriere all’entrata possono essere:
- costo del capitale ed economie di scala
- prezzi predatori
- economia di scala
- concessioni governative e brevetti
- controllo esclusivo delle risorse o di reti di trasporti
- Fusioni e acquisizioni
Nella concorrenza perfetta non ci sono barriere all’entrata o all’uscita.
COSTO DEL CAPITALE ED ECONOMIE DI SCALA
Se un’impresa vuole accedere ad un certo mercato deve fare dei grossi investimenti in capitale.
Tali costi possono essere talmente elevati che rendono praticamente impossibile entrare nel mercato e fare concorrenza al monopolista.
Tale barriera all’entrata è fortemente collegata con le economie di scala.
Le economie di scala permettono la riduzione del costo medio all’aumentare della quantità e sono dovute appunto a grandi investimenti iniziali.
Il ribasso dei costi medi permette al monopolista di operare con un prezzo così basso che qualsiasi altra impresa incorrerebbe in perdite.
Ovviamente una volta sicuro che nessuno si avvicinerà al mercato il monopolista si comporterà da monopolista.
Ovvero andrà a produrre la quantità (elevatissima) che ne massimizzerà i profitti.
Esempi pratici di questi tipi di monopolio li possiamo trovare ad esempio nei mercati delle automobili o meglio nella costruzione di aeroplani, nei mercati spaziali o nei trasporti pubblici.
Anche se in questo caso si può parlare di oligopolio e concorrenza monopolistica ogni impresa si comporta di fatto come un piccolo monopolista.

PREZZI PREDATORI
Una azienda che domina il mercato da molto tempo per diverse ragioni (tra le quali economie di scala) può permettersi di tenere lontani i concorrenti attraverso i prezzi predatori.
Nel momento che un nuovo concorrente entra nel mercato il monopolista o le imprese in oligopolio possono progressivamente abbassare i prezzi anche a costo di ottenere profitti negativi.
Questo processo continua fino a quando tutti i potenziali pretendenti al trono se vanno con la coda tra le gambe.
Ovviamente dopo che se ne saranno andati il monopolista tornerà a comportarsi come prima.
Questa strategia può essere adottata anche per eliminare altre imprese già presenti per prendere la loro quota di profitto.

CONCESSIONI GOVERNATIVE E BREVETTI
Molto spesso capita che i monopolisti abbiamo la completa tutela da parte della legge.
Questa tutela può essere fornita attraverso licenze governative e brevetti
Nel caso delle concessioni governative è lo stato che riconosce ad un solo soggetto o ad un numero selezionato di soggetti di poter produrre o commercializzare un determinato prodotto.
Mentre nel caso dei brevetti l’azienda è riconosciuta dalla legge come unica avente diritto a sfruttare una data tecnologia o invenzione originale per un periodo di tempo stabilito.

CONTROLLO ESCLUSIVO DI RISORSE O RETI DI TRASPORTO
Sempre per motivi legali, storici oppure legati ad accordi privati l’impresa operante in un determinato settore può trovarsi a controllare delle risorse chiave di quel settore.
Un caso famosissimo molto riportato è quello dell’azienda diamantifera sudafricana de Beers.
Grazie ad una fusione con l’unico grande suo concorrente, all’acquisto dei diritti di estrazione e all’accordo raggiunto con importanti consorzi del settore, l’azienda si è ritrovata ad avere il pieno controllo su tutti i diamanti della zona africana.
Oggi detiene a livello mondiale la maggior parte della commercializzazione di diamanti e dunque è in grado di influenzare il prezzo mondiale di questo bene di lusso.
La stessa cosa vale quando il monopolista è in grado di controllare le reti di trasporto e telecomunicazione.
Ricordiamo a questo proposito che il principale monopolista è lo Stato.
Ad esempio in Italia nel corso del novecento fino ai primi anni ’90 lo stato aveva il controllo delle reti ferroviarie e delle telecomunicazioni.
FUSIONI E ACQUISIZIONI
In inglese vengono chiamate “merger and acquisition” (M&A).
Le fusioni e le acquisizioni sono uno strumento potentissimo per ottenere il primato in un mercato e puntare al monopolio.
La fusione consiste nell’unione di due o più società che diventano una nuova e più grande entità giuridica ed economica.
Il motivo principale delle fusioni è quello di aumentare la fetta di mercato verso il consumatore finale oppure avvicinarsi sempre di più al controllo delle risorse.
Una grande impresa che riesce ad acquisire una quota di mercato maggiore riesce anche ad influenzare maggiormente il prezzo del settore ed acquisisce un potere contrattuale più forte verso i clienti, i fornitori e i concorrenti.
Mentre un’impresa che riesce a controllare le risorse di base di un settore può diminuire i suoi costi o far aumentare quelli dei concorrenti e puntare così al dominio del mercato.
Parliamo di acquisizione quando una azienda A acquista un’azienda B e ne diventa proprietaria.
La logica dell’acquisizione non cambia rispetto a quella della fusione
In certi casi l’acquisizione è dovuta ad incorporare nella struttura di un’impresa alcune operazioni che prima erano svolte esternamente.

PROFITTI NEL LUNGO PERIODO
Nel lungo periodo ovvero in un una situazione di equilibrio i monopolio genera sempre profitti positivi.
Il monopolista sceglie la quantità e di riflesso il prezzo in corrispondenza della quale i ricavi margina sono uguali ai costi marginali.
$$RM(Q_M)=CM(Q_M)$$
In corrispondenza di questa quantità si genera un profitto che è sempre positivo.
L’area dei profitto (π) è pari all’area dei ricavi meno l’area dei costi.
$$\pi=RT-CT$$
I ricavi corrispondono al rettangolo che hanno per base la quantità di monopolio e per altezza il corrispondente prezzo sulla curva di domanda
$$RT=Q_M\cdot P_M$$
I costi invece sono il rettangolo che ha come base la quantità di monopolio e come altezza il valore del costo medio totale in corrispondenza di tale quantità
$$CT=Q_M\cdot CMeT(Q_M)$$

Nella concorrenza perfetta i profitti di lungo periodo sono nulli.
Infatti quando esiste la possibilità di ottenere profitti positivi nuove imprese entrano nel mercato causando lo spostamento della curva di offerta.
Il processo continua in modo da aggiustare il prezzo che rende un utile pari a zero.
Diversamente quando il prezzo è troppo basso e i profitti sono negativi alcune imprese escono dal mercato.
Di conseguenza la curva di offerta si ritira a sinistra ed il processo continua fino a che il prezzo raggiunge un livello dove i profitti ritornano nulli.
Nel lungo periodo il punto di equilibrio cade dell’intersezione tra il prezzo di equilibrio, il costo marginale e il costo medio totale

IMPARA LA MICROECONOMIA
Comincia un viaggio che parte dalle scelte dei consumatori e delle imprese fino ad arrivare alle forme di mercato come libera concorrenza perfetta e il monopolio.
RIASSUNTO : MONOPOLIO VS CONCORRENZA PERFETTA
Andiamo a fare un piccolo riassunto con una tabella

CONFRONTO GRAFICO DEGLI EQUILIBRI TRA MONOPOLIO E CONCORRENZA PERFETTA
Nel grafico sottostante riportiamo un unico grafico dove possiamo vedere il confronto degli equilibrio del monopolio con la libera concorrenza.
In particolare facciamo coincidere la curva di costo marginale del monopolista con la curva di offerta di mercato della concorrenza perfetta.
Il punto M rappresenta l’equilibrio del monopolio, mentre il punto CP rappresenta l’equilibrio della concorrenza perfetta.
Possiamo facilmente notare come nel monopolio la quantità di equilibrio QM sia minoredella quantità di equilibrio QCP.
Mentre il prezzo del monopolio PM sia ad un livello maggiore rispetto al prezzo della concorrenza perfetta PCP.

CONFRONTO DEI BENESSERI O SURPLUS
Quando si passa dall’equilibrio di monopolio all’equilibrio della concorrenza perfetta aumenta il benessere (surplus) dei consumatori.
Questo surplus è dato dalla parte di piano sotto la curva di domanda sopra il prezzo di mercato e a sinistra della quantità.
Nel monopolio il benessere dei consumatori è pari solo all’area A, mentre nella concorrenza perfetta risulta A+B+C.
Dall’altro lato il surplus delle imprese perde l’area B e guadagna l’area E.
Nel monopolio infatti il surplus del monopolista è pari all’area B+D, mentre nellaconcorrenza perfetta diventa D+E

PERDITA DI BENESSERE O PERDITA SECCA
La situazione di monopolio genera un surplus complessivo o sociale che è pari ad A+B+D(surplus monopolista + surplus consumatore).
Mentre nella concorrenza perfetta tale benessere sociale è pari a A+B+C+D+E.
Nel monopolio dunque vi è una perdita di benessere pari a C+E.
Questa perdita di benessere è detta anche perdita secca.
Queste due componenti sono interpretate come delle distorsioni di mercato o distorsioni della piena efficienza del mercato.
In particolare C indica una distorsione della produzione, mentre E è una distorsione dei consumi.
La distorsione della produzione è causata dalla posizione “comoda” del monopolista che non è incentivato a fare miglioramenti dal momento che non ha nessun rivale.
Mentre la distorsione nei consumi è causata dalla percezione di un prezzo più alto rispetto a quello ottimale della concorrenza perfetta.
Questa percezione negativa riduce pertanto la quantità domandata e di conseguenza riduce il benessere dei consumatori

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